RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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lunedì 5 ottobre 2015

PALE D’ALTARE AL MAP Progetto site specific di Giuseppe Ciracì



PALE D’ALTARE AL MAP
Progetto site specific
di Giuseppe Ciracì
ordinata da Massimo Guastella
vernice sabato10 ottobre 2015 ore 19
dal 10 ottobre 2015 al 4 febbraio 2016

Il MAP di Brindisi prosegue il progetto site specific Pale d’altare al Map presentando le tre pitture di Giuseppe Ciracì, nell’ambito della seconda edizione di “Sull’arte contemporanea: metodologia e ricerca nei luoghi dell’Università”, rassegna dedicata alle arti visive allestita nelle sedi dell’Università del Salento ideata e organizzata dalla delegata del Rettore alla Conoscenza, Ricerca e messa in valore dei Beni Culturali Letizia Gaeta e con la cura scientifica di Massimo Guastella, docente di Storia dell’arte contemporanea. L’iniziativa è promossa dal Dipartimento di Beni Culturali, dal Laboratorio TASC (Territorio, Arti Visive e Storia dell’Arte Contemporanea) e in collaborazione con lo spin-off Cracc - Conservazione e Ricerca Arti e Culture Contemporanee.
Dopo le pale d’altare per il Map di Fulvio Tornese e Cosimo Epicoco, collocate tra le cornici barocche della chiesa di San Michele Arcangelo delle Scuole Pie, ora sede espositiva per il contemporaneo, sabato 10 ottobre 2015, alle ore 19,00 per l’Undicesima Giornata del Contemporaneo, Massimo Guastella, ordinatore della mostra propone le grandi tele eseguite speficamente da Giuseppe Ciracì. La mostra persegue le ragioni dell’iniziativa che dà continuità alla tradizione delle opere d'arte commissionate per gli altari delle antiche chiese, declinandola nell’accezione in uso nella produzione artistica contemporanea del site specific, destinata dunque alla sede che la ospita, con cui si relaziona e interagisce, consolidando la corrispondenza tra passato e presente, proponendo una dialogo tra due differenti modi culturali.
La contaminazione reciproca, che apporta conoscenza e messa in valore tanto dell’architettura chiesastica e dei suoi arredi sacri quanto della creatività e dell’estetica d’oggi, trova conferma nelle soluzioni proposte dall’artista pugliese che afferma : “ il mio progetto site specific, indaga soprattutto sulle antiche origini del luogo, in cui sono allestite le mie tre pale d’altare. La chiesa barocca nel centro storico di Brindisi e il complesso conventuale dei padri delle Scuole Pie mi hanno suggerito una narrazione figurativa dalle forti suggestioni storiche e storico-artistiche. La missione dei padri scolopi è stata sin dal 1664 quella di educare e alfabetizzare la popolazione avviando la formazione scolastica dei più piccini per poi, un decennio dopo, istituire l’Accademia degli Erranti. Dunque ho ideato tre grandi dipinti, sino a tre metri d’altezza, che parlano, raccontano, mettono in rapporto quella sede dell’istruzione e anche le sue sei e settecentesche pitture dal fondo pedagogico e l’attuale sistema scolastico nel quale opero quotidianamente”.
Seguendo le sue cifre stilistiche risolutamente figurative in una flessione concettuale, espresse con i mezzi prediletti, mélange di disegno e pittura e inserti cartacei, Ciracì fornisce elementi e segni collegati a momenti del mondo della scuola e lo fa senza sottintesi con le due pitture degli altari laterali “Ottantasei volte scuola”, su cui lascia le sue impronte digitali e ottantasei fogli disegnati dai suoi piccoli alunni, e “L’Assenza”, che ritrae un dettaglio della didattica musicale non senza riferimenti alle raffigurazioni da secoli collocate nelle cornici mistilinee della chiesa.
La pala centrale come nella ideazione progettuale di Massimo Guastella è un omaggio alla chiesa, alla sua storia cultuale e artistica e alla dedicazione dell’altare maggiore, per una più stretta connessione tra contemporaneo e storia dell’arte con “Un’idea per l’arcangelo Michele”.

Oltre al depliant che accompagna la mostra, per l’occasione sarà edito un catalogo con testi di Massimo Guastella, Letizia Gaeta, Lucio Galante, Martina Cavallarin, Luisa Gagliardi, Antonella Gallone, per la collana Percorsi d’Arte e Storia dell’Arte, di Locorotondo Editore.

BIOGRAFIA
Giuseppe Ciracì, nato a Brindisi nel 1975, si diploma presso il Liceo Artistico “Edgardo Simone” di Brindisi e prosegue gli studi in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce. Avvia il suo percorso professionale in Puglia per poi trasferirsi, nel 2003, a Milano dove sviluppa le ricerche nell’ambito della pittura figurativa. Nel 2007 collabora con i suoi dipinti al film-documentario Sigmund Freud, Il grande pensatore, per la regia di Ferruccio Valerio. Nello stesso anno, focalizza l’intera produzione sul tema del ritratto per poi approdare alla serie polimaterica ispirata ai fogli di Windsor. Prende parte a numerose collettive e personali in Italia e all’estero, da Lecce a Roma, da Venezia a Milano, fino a Berlino e Bali, in Indonesia. Tra le più recenti si ricordano le personali Mirabilia-Leonardo e la fiaba della farfalla a Taranto, Il Paesaggio Interiore negli spazi di scatolabianca a Milano e la mostra Opere Scelte 2008-2014 nel Palazzo Granafei Nervegna di Brindisi. Viene insignito con svariati premi tra cui il Premio Celeste di Catania, il Premio Arte Laguna di Venezia e il Premio Pittura Zingarelli nel 2010, il Mag Prize a Milano nel 2011 e il Premio Ora a San Donà di Piave nel 2013.
Attualmente è docente titolare di Arte e Immagine e di Discipline Pittoriche nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Vive e lavora tra Brindisi e Milano [A.Gallone].


INFO
Pale d’altare al MAP
Progetto site specific
di Giuseppe Ciracì
sabato10 ottobre 2015 – 4 febbraio 2016
vernice sabato10 ottobre 2015 h 19.00
ordinata da Massimo Guastella
MAP – Museo Mediterraneo dell’Arte Presente
Auditorium - Chiesa S. Michele delle Scuole Pie
Via Tarantini 37, Brindisi
La mostra rimarrà aperta dal lunedì al sabato dalle 18,00 alle 20,00 e solo su richiesta per appuntamento in orari da concordare telefonando al 3402767898 / 3382618983
Ingresso libero/donation
Organizzazione:

Università del Salento
CRACCsrl Spin Off Università del Salento – MAP
laboratorio TASC, Dipartimento dei Beni Culturali Università del Salento
Fondazione Biblioteca Annibale De Leo
Centro Studi "Edgardo Simone"
"monitorARTI"
Amici dei Musei
ABA Federalberghi Brindisi


Foto: DF photo

martedì 18 novembre 2014

L'ABBANDONO - PRATICHE DI RELAZIONE NELL'ARTE CONTEMPORANEA



Mercoledì 19 alle ore 18,00 nella Sala Universitaria di Palazzo Granafei Nervegna a Brindisi, Martina Cavallarin presenterà il suo saggio L'ABBANDONO - PRATICHE DI RELAZIONE NELL'ARTE CONTEMPORANEA, 
Silvana Editoriale. 
In vendita presso la Libreria Indipendenza di Brindisi.

L'incontro prevede un intervento di Giuseppe Ciracì, artista, un punto di vista sulla sua formazione, i suoi luoghi geografici, la sua esperienza in premi e in esposizioni personali e collettive, il suo rapporto con il sistema arte, la scuola, l'educazione.

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Ciascun artista professionista deve navigare, avanzare e progredire nel Sistema dell'Arte Contemporanea, organismo complesso che prevede una serie di ruoli da rispettare: l’artista che crea, il critico che analizza, il curatore che organizza, il gallerista che espone, il collezionista che tesaurizza, il museo che storicizza, i mass media che divulgano, il pubblico che guarda e intercede.
Per affrontare tutto questo occorre avere un portfolio, strumento specialistico che permette all’autore di pubblicare la descrizione di studi, ricerca e progetti realizzati durante la propria carriera formativa e lavorativa categorizzandoli per esperienze, modelli e competenze in materia.
Il portfolio è composto da una serie di passaggi. La struttura è fatta in modo da permettere la descrizione del processo che ha portato l’autore a produrre il contenuto finale.
L’artista deve comprendere come affrontare un premio, una residenza, una giuria, una valutazione, una proposta, un workshop, un critico, un curatore, una galleria, un’esposizione personale o collettiva e il mercato dell’arte tra collezionismo e acquisizioni pubbliche. Occorre quindi avere cura del proprio lavoro e imparare a parlare della propria poetica, della propria ossessione, descrivendo il tragitto del lavoro, l’investigazione, l’opera e cosa la muove. Il Il portfolio è un documento indispensabile se fatto a regola d’arte, con le informazioni sistemate in progressione, con il giusto peso e dotato di uno statement o di un breve testo critico. Testo critico di base, meglio se a firma dell'artista stesso anche laddove l'autore si avvalli dell'aiuto di un altro autore per redigerlo: non serve essere scrittori o filosofi per fare arte visiva, ma serve saper bene diffondere ciò che si è e cosa si fa. A fronte del PORTFOLIO l’artista deve possedere un archivio personale, inteso come magazzino e luogo ordinato in cui abitano le opere, e una documentazione digitale con immagini catalogate, impaginate, provviste di didascalie e fotografie a bassa e alta risoluzione. L’artista deve inoltre imparare a rapportarsi con il web, i social network, la comunicazione attraverso una pagina personale e un sito gestibile, pulito, chiaro e accessibile. 
© Martina Cavallarin

domenica 28 settembre 2014

MIRABILIA | Leonardo e la fiaba della farfalla Claudio Cavallaro - Giuseppe Ciracì

Mi hanno sempre incuriosito le esposizioni allestite in luoghi non convenzionali.
Se poi i protagonisti sono due amici, oltre che due fra gli artisti che ritengo essere fra i più interessanti della scena contemporanea, la cosa diventa molto interessante!

 


MIRABILIA | Leonardo e la fiaba della farfalla

Claudio Cavallaro - Giuseppe Ciracì


5-25 ottobre 2014
a cura di Rossocontemporaneo
testi critici di Amelì Liana Lasaponara

Taranto, Studio Dermatologico Dr. Andrea Pastore



MIRABILIA | Leonardo e la fiaba della farfalla
5-25 ottobre 2014

a cura di ROSSOCONTEMPORANEO
testi critici Amelì Liana Lasaponara

ARTISTI:
Claudio Cavallaro
Giuseppe Ciracì

LOCATION:
Studio Dermatologico Dr. Andrea Pastore
Corso Italia, 259 | Taranto

INAUGURAZIONE:
Domenica 5 ottobre, ore 18:30


INFO:
http://studiopastore.wordpress.com/
http://rossocontemporaneo.wordpress.com/

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"Non si contentando il vano e vagabondo parpaglione di potere comodamente volare per l’aria, vinto dalla dilettevole fiamma della candela, diliberò volare in quella; e ‘l suo giocondo movimento fu cagione di subita tristizia; imperò che ‘n detto lume si consumorono le sottile ali, e ‘l parpaglione misero, caduto tutto brusato a piè del candellieri, dopo molto pianto e pentimento, si rasciugò le lagrime dai bagnati occhi, e levato il viso in alto, disse: “O falsa luce, quanti come me debbi tu avere, ne’ passati tempi, avere miserabilmente ingannati. O si pure volevo vedere la luce, non dovev’io conoscere il sole dal falso lume dello spurco sevo?”

[Leonardo da Vinci]

Una fiaba, un filo conduttore.

Domenica 5 ottobre p.v., lo Studio Dermatologico del Dr. Andrea Pastore, sito in Corso Italia 259, presenta il quinto appuntamento della rassegna Art Medica, a cura di ROSSOCONTEMPORANEO e con i testi critici di Amelì Liana Lasaponara.
Ottobre è il mese della meraviglia, dello stupore, delle possibilità, e si apre alla bellezza delle opere di Giuseppe Ciracì, brindisino, e Claudio Cavallaro, siracusano, artisti dalla ricerca formale lontanissima, antitetica, ma che si fondono poeticamente nella rarefazione dello spirito, principio fondante da cui è nata Art Medica, nel suo connubio tra arte e scienza, quali linguaggi complementari e necessari di una iperbole di emozioni profonde che ne genera la ricerca.

Lo stile fortemente classicheggiante della location accoglie superbamente le opere di Giuseppe Ciracì, la cui sensibilità artistica trova empatia e nuova linfa nell'opera di Leonardo da Vinci, a cui fa riferimento specifico, rivisitandola e cogliendo sfumature di approfondimento sulle origini fisiche e spirituali dell'uomo. Leonardo fu maestro dell'illustrazione anatomica, la cui particolarità, unica nel genere scientifico, fu la trascrizione grafica in esplosione del corpo umano, rappresentato in tavole, conservate attualmente, per la maggior, al Castello di Windsor, in Inghilterra. Da qui l'ispirazione delle recentissime opere di Ciracì. Ciò che appare come magistrale tecnica descrittiva e ritrattistica, in realtà è una profonda acquisizione del dato umano che emerge prepotente dalle immagini. Gli assemblaggi di dettagli elegantemente raccontati da chiaroscuri morbidi e palpabili rappresentano la codifica visiva dell'animo umano, la parte profonda imperscrutabile che l'artista cerca di tirar fuori, materializzandola attraverso una stratificazione anatomica concettuale. Ciracì è ricerca e sapienza artistica, capace di generare un'anima tridimensionale, imprescindibile dal nostro altrettanto meraviglioso involucro carnale.

Ben si armonizza l'installazione di Claudio Cavallaro con la delicatezza delle sue farfalle bianche, che prendono vita attraverso le lampade di Wood. Cavallaro lavora seguendo un linguaggio di contrapposizioni e convivenze, tra buio e luci, creando installazioni site specific che trasfigurano in negativo di fotografia. Le luci di Wood nel loro essere lampade speciali, con all'interno del tubo vitreo scuro, piccole particelle di ossido di nichel in grado di proiettare rigorosamente raggi UV-A, trasformano la realtà, rendendo il bianco fluorescente e fortemente vivido, nuovo, rinato attraverso una metamorfosi che è luce e spirito.

Ecco Mirabilia: fogli, carte, disegni e pitture che confluiscono in un buio che è momento transitorio e che si fa condizione necessaria per un concetto di rinascita, volo liberatorio che si racconta nella leggerezza della farfalla.
Dalle opere così intimamente ricercate di Giuseppe Ciracì alla leggerezza della creazione di Claudio Cavallaro, dove il bianco partorito dalla luce nera è la certezza di un'altra vita, di un'altra possibilità.
È un'altra morale. È la tridimensionalità della fiaba leonardesca.

(Amelì Liana Lasaponara)

sabato 10 maggio 2014

GIUSEPPE CIRACÌ Opere scelte 2008-2014



GIUSEPPE CIRACÌ
Opere scelte 2008-2014

Inaugurazione sabato 17 maggio ore 19,30
Palazzo Granafei Nervegna, Brindisi

In occasione della Giornata “Adotta un monumento”, progetto di valorizzazione del patrimonio storico artistico, ideato e promosso dal Settore Beni Monumentali del Comune di Brindisi e con la collaborazione dell’Istituto Comprensivo Centro 1 di Brindisi, in concomitanza del Centenario della Scuola elementare “Perasso”, sarà inaugurata sabato 17 maggio alle ore 19,30 la mostra antologica dell’artista Giuseppe Ciracì.
L’esposizione sarà ordinata sino al 10 giugno negli ambienti dell’ex Corte d’Assise nel complesso di Palazzo Granafei Nervegna, con una trentina di opere pittoriche e disegni eseguiti dall’artista tra il 2008 ed il 2014.
Artista figurativo sin dagli esordi, attento al “mestiere” che svolge con esecuzioni disegnate a matita e pittoriche scrupolose e di grande efficacia visiva incentrate per la gran parte sull’idea fissa del ritratto, dove “il disegno è la trascrizione tecnico-operativa di un pensiero, un mezzo, cioè, che impegna sempre la mente” come ha osservato Lucio Galante.
Giuseppe Ciracì propone una selezione antologica della sua produzione, che coincide con gli esordi milanesi dopo il periodo di formazione salentina, a partire dal ciclo pittorico “Faces”, del 2008, visi maschili e femminili sovradimensionati e imbrattati, e “Elogio della calvizie” del 2009, una serie che prende spunto dall’omonimo libro del filosofo neoplatonico Sinesio di Cirene. Fanno seguito le composizioni grafico-pittoriche intitolate “All in the faces” realizzate nel 2010, dove abbina alle pennellate le ricostruzioni a matita di volti e parti anatomiche che gravitano entro lo spazio della tela, dimostrando, ha sostenuto la critica d’arte Martina Cavallarin, “di essere un artista che possiede una pittura raffinata quanto concettuale improntata sull’ossessione della rappresentazione di volti lavorati in chiaroscuro e trattati ad olio”. Quindi si giunge alla più recente ricerca “A Windsor”, ciclo inaugurato nel 2011 ed esposto una prima volta al MAP di Brindisi (2012) e la scorsa estate a Palazzo Vernazza a Lecce. “A Windsor” rappresenta una fase importante e significativa della raggiunta maturazione artistica di Ciracì, che ha inteso proporla a Palazzo Granafei Nervegna nella modalità installativa, per suggerire una diversa relazione fruitiva con il pubblico. Si tratta di un consistente numero di disegni, ispirati ai seicento bozzetti di Leonardo, custoditi nel castello inglese di Windsor, attraverso cui Ciracì si confronta con umiltà intellettuale con la storia dell’arte, testimoniando nella contemporaneità la grande attenzione al passato, al Quattro e Cinquecento, alla pittura che trae origine dal disegno, ma trattenendo una verve creativa di assoluta originalità. “Perciò”, scrive Massimo Guastella, curatore della mostra, nel catalogo monografico edito per i tipi di Congedo Editore (2012), “sceglie Leonardo da Vinci il massimo artefice di progetti rivolti al futuro. (…) sentendosi epigono della tradizione, la prosegue e la modifica perpetuando la testimonianza del proprio tempo, consapevole che il confine è sempre più sottile ”.

Biografia:
GIUSEPPE CIRACÌ
Nato a Brindisi nel 1975.

Inizia gli studi presso il Liceo Artistico “Edgardo Simone” di Brindisi e prosegue diplomandosi con lode in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Muove i primi passi in Puglia per poi trasferirsi nel 2003 a Milano dove sviluppa le ricerche nell’ambito della pittura figurativa. Dal 2007 focalizza l’intera produzione sul tema del ritratto, reinterpretato in una chiave del tutto personale. Ha collaborato con i suoi dipinti al film-documentario Sigmund Freud, Il grande pensatore, regia di Ferruccio Valerio, il Centro Storico, Milano 2007. È docente di Arte e Immagine e di Discipline Pittoriche nelle scuole secondarie di primo e secondo grado.
Colleziona dal 1997 un’intensa partecipazione a collettive e personali su tutto il territorio italiano ed internazionale, da Catania a Milano, da Venezia a Lecce, fino a Berlino e Bali (Indonesia). Tra le ultime sono da ricordare la mostra personale A Windsor, luglio 2013, allestita negli spazi di Palazzo Vernazza di Lecce, curata da Martina Cavallarin e Massimo Guastella; la mostra intitolata Dialogo con Leonardo del 2011 presso il MAP di Brindisi; la partecipazione su invito alla rassegna Pulsart nel 2011 negli spazi d’architettura industriale del Lanificio Conte di Schio (Vi), curata da Anna Z. Pezzin, e le partecipazioni alle tre mostre Imprimatur, curate da Martina Cavallarin rispettivamente a Milano, Berlino e Lugano.
Riceve numerosi premi e riconoscimenti tra cui i più recenti nel 2013 il Premio Ora, selezione della Giuria Curatoriale, San Donà di Piave (Ve); nel 2011 Mag Prize (Milano Arte Giovane), Milano, 2° premio; il Premio Celeste, Fondazione Brodbeck, Catania (2010) ed è finalista, sempre nel 2010, al Premio Arte Laguna alle Tese dell’Arsenale di Venezia e al Premio di Pittura Zingarelli Rocca delle Macie in Toscana.
Vive e lavora tra Brindisi e Milano. Attualmente è titolare presso la Scuola Secondaria di primo grado Virgilio di Brindisi.


Info:
GIUSEPPE CIRACÌ
Opere scelte 2008-2014
A cura di Massimo Guastella
Inaugurazione sabato 17 maggio 2014 ore 19,30
Ex Corte d’Assise, Palazzo Granafei Nervegna,
Via Duomo 16/20, Brindisi
Dal 17 maggio al 10 giugno 2014
La mostra rimarrà aperta dal lunedì alla domenica dalle 9.00 alle 14.00 dalle 15.00 alle 21.00
Coordinamento mostra e Ufficio stampa : Anna Cinti sediculturali@comune.brindisi.it tel. 0831229643 – 333.7605452
Organizzazione: Città di Brindisi Settore Beni Monumentali; Istituto Comprensivo Centro 1 di Brindisi
Ingresso libero

Catalogo:
GIUSEPPE CIRACÌ – OPERE 2009 | 2012
Mario Congedo Editore, Galatina
N.4 della Collana TASC - Territorio, Arti visive e Storia dell’Arte Contemporanea
Formato: 21x29,7
72 pagine a colori e b/n
codice ISBN 9788880869832
testi di:
Massimo Guastella, L’opera di Giuseppe Ciracì. Dagli esordi ai lavori recenti (2009-2012)
Maria Cristina Strati, Qualcosa del Rinascimento che arriva fino a noi
Martina Cavallarin, Giuseppe Ciracì. La zona invisibile della pittura
Francesca Londino, Impalpabile consistenza
Antonella Gallone, Giuseppe Ciracì. Il ritratto e i moti dell’animo
Daniela Rucco, Intervista all’autore
Apparati biografici e antologia critica

lunedì 14 aprile 2014

ART MEDICA A cura di rossocontemporaneo

Tanti, anzi tantissimi, amici in questa rassegna "decontestualizzata"...
da Bombaci a Minotti, dalla Argiolas alla Tam passando per Ciracì...

ART MEDICA
A cura di Angelo Raffaele Richelieu Villani e Rossocontemporaneo
Testi critici Amelì Liana Lasaponara

Presso Studio Dermatologico Dottor Andrea Pastore
TARANTO

MOSTRE MAGGIO-DICEMBRE 2014

MAGGIO | 03-24 | Monticelli&Pagone - Jara Marzulli
GIUGNO | 07-28 | Massimo Festi - Erika Latini
LUGLIO | 05-26 | Pierpaolo Miccolis - Danilo De Mitri
AGOSTO | 02-30 | Claudio Di Carlo - Claudia Venuto
SETTEMBRE | 06-27 | Francesca Randi - Silvia Argiolas
OTTOBRE | 04-25 | Giuseppe Ciracì - Giuseppe Bombaci
NOVEMBRE | 08-29 | Pierluca Cetera - Ezia Mitolo
DICEMBRE | 06-27 | Vania Elettra Tam - Marco Minotti

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EXISTENTIA

L’Arte e la Medicina sono sempre state correlate da un’idea preconcetta che le poneva l’una in opposizione all’altra; l’Arte con il suo mondo intuitivo, sensoriale e creativo, la Scienza quale regno razionale, pragmatico ed indubitabile, sia formalmente che sostanzialmente.
La cultura contemporanea riesce a percepire la porosità del confine di questa dicotomia dialettica, la cui finalità è l’esistenza dell’uomo.

L’Arte, portavoce dell’espressione e del benessere dell’anima, è capace di emozioni immortali, la Medicina come scienza tenta di dare risposte concrete al bisogno di benessere fisico, ma l’esistenza è tempestata da eventi non sempre governabili. E’ in questo labile spazio che arte e scienza riannodano i fili della complementarietà.
Fili che si collegano al Rinascimento nell'ambito del quale la ricerca artistica viveva in simbiosi con quella scientifica. Quest'ultima infatti, era definita ‘filosofia naturale’. E’ il periodo in cui il mecenatismo sosteneva le imprese di grandi uomini, di grandi artisti, collegandosi al fenomeno della magnificenza. A Firenze, la famiglia Medici, prima con Cosimo il Vecchio e poi con Lorenzo il Magnifico, radunava a corte i migliori artisti, letterati, umanisti e filosofi del tempo: Michelozzo, Pico della Mirandola, Angelo Poliziano, Antonio Pollaiolo e Sandro Botticelli.

Il mecenatismo contemporaneo si sposta su interventi di marketing e di valorizzazione del brand, attuando politiche di sostegno ai grandi restauri di monumenti, o finanziando importanti eventi ed attività culturali.
E questo succede anche a Taranto: l’Arte irrompe nel mondo scientifico.
L’idea del Dottor Andrea Pastore di aprire il suo Studio Dermatologico all’arte, fa di lui un vero e proprio mecenate contemporaneo, in quanto promotore dei valori della bellezza e della ricerca, attraverso un’azione mirata di visibilità e valorizzazione degli artisti e delle loro opere.

Lo Studio Pastore diventa spazio espositivo per la cosiddetta nuova figurazione, sposando sinergicamente la mission medica alla bellezza, al corpo, alla passione, alla vita, temi del ricco e screziato programma espositivo. Valori letti secondo formule alchemiche diverse, ponendo al centro dell’attenzione l’uomo, con le proprie paure, fragilità, ma anche certezze e potenzialità.

La Nuova Figurazione concilia le istanze del realismo con un fare pittorico contemporaneo, spesso legato al mondo dei media, alla fotografia, alle visioni dell’inconscio e ad una reinterpretazione della natura, distaccandosi dal classico realismo e dalle poetiche dell’informale.
Un mondo diluito nel tempo, che si racconta per immagini, colori, luoghi dell’immaginario e del proprio IO. Un mondo lungo otto mesi. Un mondo da vivere toccando con mano la materia addensata sulla tela e respirando le emozioni impresse nella sinuosità dei corpi e nelle geometrie delle emozioni raccontate.
Otto appuntamenti, per sedici artisti.

lunedì 4 novembre 2013

Giuseppe Ciracì | LA MACCHINA DI LEONARDO a cura di Davide Fiore

Giuseppe Ciracì | LA MACCHINA DI LEONARDO a cura di Davide Fiore

Lunedì 11 novembre 2013 alle ore 18.30, Attico Summano, Via L. dalla Via 7/B Torre C, Centro Direzionale Summano, SCHIO (VI)
La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 10 gennaio 2014 su prenotazione al n 0445 575403
Patrocinio: Città di Schio


I seicento disegni sul tema anatomico realizzati da Leonardo da Vinci e oggi custoditi alla Royal Library del Castello Reale di Windsor, sono l’origine di questo progetto dell’artista Giuseppe Ciracì (Brindisi 1975) il cui ruolo di interprete dei preziosi studi leonardeschi non prescinde dall’uso della matita, quale elemento riconoscibile dell’artista ma caro allo stesso Leonardo. Nella selezione di opere esposte presso l’ Attico Summano, si sovrappongono il talentuoso collage realizzato con la paziente mano dell’artista di oggi, dialogante con lo studioso di un tempo. Nelle trasparenze che lasciano intravedere le carte di Windsor con gli appunti scritti al contrario, emerge l’idea di macchina leonardesca, questa intesa come l’insieme di elementi che animano il corpo umano. Pezzi di modelli viventi e fissati sulla superficie ed elementi documentari da libreria si accostano in un’originale rivisitazione dell’anatomia. L’analisi scientifica sui cadaveri del genio di Vinci si accosta all’umanità vivente di Ciracì, e a lui lasciamo perpetuare il dialogo ininterrotto tra cultori del bel disegno che rimane efficace nei volti idealizzati del Cinquecento e nelle espressioni attuali delle facce comuni.

GIUSEPPE CIRACÌ, Brindisi 1975. Inizia gli studi presso il Liceo Artistico Edgardo Simone di Brindisi e prosegue diplomandosi con lode in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Muove i primi passi in Puglia per poi trasferirsi nel 2003 a Milano dove sviluppa le ricerche nell’ambito della pittura figurativa. Dal 2007 focalizza l’intera produzione sul tema del ritratto, reinterpretato in una chiave del tutto personale. Ha collaborato con i suoi dipinti al film-documentario Sigmund Freud, Il grande pensatore, regia di Ferruccio Valerio, il Centro Storico, Milano 2007. È docente titolare di Arte e Immagine e di Discipline Pittoriche. Vive e lavora tra Brindisi e Milano. Colleziona dal 1997 un’intensa partecipazione a collettive e personali su tutto il territorio italiano ed internazionale, da Catania a Milano, da Venezia a Lecce, fino a Berlino e Bali (Indonesia). Riceve numerosi premi e riconoscimenti tra cui i più recenti nel 2013 il Premio Ora, selezione della giuria curatoriale, San Donà di Piave (Ve), nel  2011 Mag Prize (Milano Arte Giovane) Spaziarti, Milano, 2° premio ed il Premio Celeste, Fondazione Brodbeck, Catania nel 2010 ed è finalista sempre nel 2010 al Premio Arte Laguna alle Tese dell’Arsenale di Venezia.

mercoledì 31 luglio 2013

PRO ARTE PRO DEO - Giovanni Carpignano | Giuseppe Ciracì



PRO ARTE PRO DEO
XXVI Edizione
Chiesa Matrice - Monteroni di Lecce
Giovanni Carpignano | Giuseppe Ciracì
A cura di Daniela Rucco e Massimiliano Cesari


Sabato 3 agosto 2013 alle ore 20,00 sarà inaugurata la XXVI Edizione della Rassegna d’Arte Sacra Pro Arte Pro Deo presso gli spazi della Chiesa Matrice a Monteroni di Lecce e sarà visitabile sino all’11 agosto 2013. Poiché si tratta anche di una mostra itinerante, le opere esposte saranno riproposte nel mese di settembre nelle Chiese di San Luigi e delle Alcantarine di Lecce.
La manifestazione, in essere da 26 anni, è organizzata mediante l’impegno del Comitato di Iniziative Culturali di Monteroni (C.I.C.) e del dipartimento dei Beni Culturali dell’Università del Salento. In un intreccio tra il bello nell’arte ed il sacro, l’iniziativa, come di consuetudine, rivolge l’attenzione a due artisti e, nell’edizione 2013, sono presentati: lo scultore tarantino Giovanni Carpignano (1967) ed il pittore brindisino Giuseppe Ciracì (1975).
Carpignano “costruisce” e ri-crea, nella più recente produzione, personaggi ripresi dal mito e dalla Bibbia mediante l’assemblaggio di oggetti recuperati dai campi. Sono per lo più materiali precari, invecchiati ed arrugginiti, legati in senso stretto alla civiltà contadina di un tempo e agli ambienti rupestri. Dunque, opera una ricerca artistica che rimandi ai primordi dell’esistenza e del sacro. I lavori dello scultore “vengono indagati e formalizzati in esiti vivaci ed essenziali -scrive Daniela Rucco- (..) e rimandano ad un percorso storicizzato della storia dell’arte. Si pensi, ad esempio, agli objets trouvés di Marcel Duchamp”.
L’opera di Ciracì scaturisce dalla visione e dallo studio degli scritti e delle opere di Leonardo ma evolve in una rappresentazione del corpo umano resa con gli stilemi propri dell’animo. I disegni elaborati di Ciracì esprimono un pensiero legato allo spirito dell’uomo, “un valore poetico -afferma Massimiliano Cesari- che scorre in maniera carsica sotto la superficie delle sue opere. (..) Con i nuovi progetti si arriva a veri e propri approfondimenti fisiognomici, in cui si invera la capacità di introspezione psicologica dell’artista attraverso i tradizionali mezzi espressivi del disegno e della luce”.
I curatori del settore contemporaneo sono Massimiliano Cesari e Daniela Rucco, mentre le indagini sull’arte antica sono condotte da Giuseppe Mancarella. Lo stesso ha operato una ricerca storica sulle vicende legate all’altare della Madonna del Carmine realizzato nella seconda metà del XVIII secolo e collocato nella Chiesa Matrice di Monteroni di Lecce.
La manifestazione è corredata da catalogo edito da Edizioni Esperidi con introduzione di Lucio Galante. La serata d’inaugurazione sarà accompagnata dalle note del brano Aqua composto da Riccardo Santoboni (Roma 1964), docente di Composizione presso il Conserva­torio di Musica di Bari e d’informatica musi­cale presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma.

INFO
PRO ARTE PRO DEO MUSEUM
Collezione d’Arte Sacra Contemporanea realizzata con le opere d’arte dell’annuale Rassegna. Chiesa di San Giovanni Battista – Monteroni di Lecce
tel. 348 6507503
E-mail: confraternitaassunta@libero.it.
Ingresso gratuito con visita guidata

domenica 14 luglio 2013

LOCUS ANIMAE, ottavo episodio

LOCUS ANIMAE, ottavo episodio

Jesolo, Kursaal

da venerdì 19 luglio a sabato 3 agosto 2013




a cura di Stefano Momentè




C’è grande attesa per l’ottavo episodio di Locus Animae, il festival d’arte contemporanea che da anni raduna a Jesolo il meglio dell’arte emergente del nostro Paese. L’evento per l’edizione 2013 ritorna al Kursaal, nel foyer degli spazi congressuali, in piazza Brescia, da venerdì 19 luglio a sabato 3 agosto.


Diciassette gli artisti invitati, oltre agli eventi collaterali che anche per l’ottava edizione caratterizzano l’evento clou dell’estate culturale jesolana, il cui tema è Dea Madre.


«Le cose che sorgono hanno un nome - scrive Aldo Trivellato nella presentazione dell’evento - sono il bene ed il male, gli enti, gli esistenti che nascono e muoiono. Narrarli, spiegarli, è ancora compito umano che coinvolge l’antico mistero del dire e del narrare, l’ars poetica che fa essere simbolicamente le cose.


Nel tempo, il racconto si fa composizione e le divinità più possenti sono maschie. Il fare prende il posto del manifestarsi. La creazione ed il suo opposto, la distruzione, divengono le idee con cui il mondo si forma. L’indistinto diventa potenza dell’Io che sa, pensa, nomina e fa essere. Il mistero profondo viene indagato, sfidato, riprodotto, moltiplicato, negandone l’originalità e frantumandolo nell’infinita moltiplicazione di se stesso. Semi archetipali del non-tempo che era, prima che le cose fossero, rimangono nell’arte e nella parola. Gameti generativi che chi non si accontenta intuisce, chiamandoli stupore, poesia, scienza. Cellule germinali che alludono ancora al nascosto, al non spiegato, simboli del non distinto che si fa possibile: quando il pensiero umano si occupa di questo, al di là del fatto che a farlo sia un chimico, un artista, un ingegnere, un pazzo o un sacerdote, la narrazione attinge all’inconsapevole, intuitivo, prima del tempo. I primi che provarono a dirlo, lo composero femmina, dea madre. L’ottavo episodio di Locus Animae, riaffermando l’idea di un luogo in cui l’anima riflette su se stessa e sul proprio modo di manifestarsi, ritorna alla chance, alla possibilità di attingere ad un oscuro sapere, primigenio e primitivo, forza che precede l’era dei fabbricanti di universi. Perchè l’umano ha un senso, solo quando si racconta».




La scheda




Titolo: Locus Animae, ottavo episodio


Dove: Kursaal, piazza Brescia


Quando: da venerdì 19 luglio a sabato 3 agosto


Inaugurazione: venerdì 19 luglio, ore 19.00, con Aldo Trivellato


Finissage: sabato 3 agosto, ore 21.00


Orari apertura: dalle 20.00 alle 23.00, escluso il lunedì


Artisti partecipanti alla mostra: Salvatore Alessi, Elisa Anfuso, Franco Anzelmo, Alessandro Attombri, Giuseppe Ciracì, Gabriele Colletto, Roberta Coni, Ignazio Fresu, Federica Gonnelli, Jara Marzulli, Marianna Merler, Stefano Momentè, Daniela Montanari, Murat Önol, Roberta Padovani, Salvatore Pellegrino, Dorian Rex.


Catalogo: in mostra


Organizzazione: Next Italia con la collaborazione e il patrocinio del Comune di Jesolo e il patrocinio di Provincia e Apt di Venezia


A cura di: Stefano Momentè




L’esposizione




Ad esporre, quest’anno sono stati chiamati: Salvatore Alessi, Elisa Anfuso, Franco Anzelmo, Alessandro Attombri, Giuseppe Ciracì, Gabriele Colletto, Roberta Coni, Ignazio Fresu, Federica Gonnelli, Jara Marzulli, Marianna Merler, Stefano Momentè, Daniela Montanari, Murat Önol, Roberta Padovani, Salvatore Pellegrino, Dorian Rex. Ad unirli ancora una volta quel luogo dell’anima da cui l’arte dovrebbe sempre scaturire copiosa.




Gli eventi




Si comincia dalla vernice, curata da Aldo Trivellato, con la presenza di gran parte degli artisti, venerdì 19 luglio alle ore 19.00.


Sabato 27 luglio, ore 21.00: jesoloslampoetry, reading poetico con partecipazione del pubblico presente.


Giovedì 1 agosto, alle ore 21.00, L’annegato più bello del mondo, lettura teatrale con Nives Carli(voce) e Fabio Cecconi (chitarra).


Sabato 3 agosto, alle 21.00, finissage.




I partner di questa edizione




Alla realizzazione dell’ottava edizione contribuiscono:




ASCOM SAN DONà - JESOLO

via Aquileia 92, Lido di Jesolo

t. 0421 383833 fax 0421 91991

info@ascomjesolo.it




CA’ GOTTARDI

Charming House Venice

Cannaregio 2283, Venezia

t. 041 2759333 www.cagottardi.com




HOTEL TROPICAL

via Altinate 49, Lido di Jesolo

t. 0421 362364 www.tropicalhotel.it




PERSONAL LITE PUBBLICITà

Zona artigianale

via V. Lancia 3, Jesolo Paese

t. 347 2530179

info@personallite.it www.personallite.it




ORTOFRUTTA BASSO ALFREDO

Via Roma Destra, 120/E

Lido di Jesolo

(acc.discoteca Il Muretto)

tel. +39 04421 371089





Sono partner tecnici per il vernissage, inoltre:




Natura Sì San Donà di Piave

mercoledì 26 giugno 2013

VIBO VALENTIA. AL VIA IL PROGETTO DI ARTE PUBBLICA GENIUSAECULI



VIBO VALENTIA. AL VIA IL PROGETTO DI ARTE PUBBLICA GENIUSAECULI

L’Associazione Italia Nostra-sezione di Vibo Valentia e il Sistema Bibliotecario Vibonese, in collaborazione con la Città di Vibo Valentia, l'Associazione Cultura Classica, il Museo Archeologico Vito Capialbi, hanno annunciato l’avvio di GENIUSAECULI, un progetto di arte urbana finalizzato a percepire, comunicare, ri-disegnare la città attraverso il linguaggio dell'arte contemporanea. L’intero progetto sarà curato da Francesca Londino, critica e curatrice d’arte.



PROGRAMMA

GENIUSAECULI si configura come la concreta attuazione di un'ipotesi culturale proiettata verso una collaborazione, tra diverse realtà del territorio vibonese, che solleciti una riflessione articolata sulla contemporaneità. Il progetto punta alla creazione di uno spazio espositivo a cielo aperto che coinvolgerà lo storico Viale Regina Margherita, da sempre arteria principale e pulsante che anima la città di Vibo Valentia. Un esempio di riflessione e rel-azione culturale sul territorio, in cui l’arte si integra con il tessuto urbano, nell’esperienza della circolarità del tempo e nelle affinità estetico-concettuali di un pensiero che punta alla condivisione.



L'impostazione curatoriale di GENIUSAECULI prevede il coinvolgimento di undici artisti della scena artistica italiana contemporanea: Angelo Barile, Maurizio Cariati, Giuseppe Ciracì, Fabrizio Dusi, Raffaele Famà, Michelangelo Galliani, Antonio La Gamba, Mario Loprete, Mauro Mazzali, Vincenzo Marsiglia, Massimiliano Pelletti.



L'output finale offrirà una visuale completa delle proposte ideate dalla migliore creatività italiana. L'inaugurazione dello spazio espositivo permanente è prevista entro settembre 2013.



La presentazione è avvenuta presso il Polo Culturale di S. Chiara, a Vibo Valentia. Sono intervenuti come relatori: Nicola D'Agostino, Sindaco della Città di Vibo Valentia, Gilberto Floriani, Polo regionale per le Politiche sulla Lettura, Gaetano Luciano, Italia Nostra Vibo Valentia, Francesca Londino, Curatrice GENIUSAECULI, Maria Teresa Iannelli, Museo Archeologico Vito Capialbi, Rocco Guglielmo, Presidente Accademia di Belle Arti di Catanzaro, Giacinto Namia, Associazione Cultura Classica Vibo Valentia, Maria Concetta Greco, Accademia di Belle Arti Fidia di Stefanaconi.



Informazioni per il pubblico:

Sistema Bibliotecario Vibonese

via Ruggero il Normanno Vibo Valentia - 89900

Ufficio Eventi e Comunicazione

T. 0963 547557 | sbvibonese.eventi@gmail.com

sabato 8 giugno 2013

Giuseppe Ciracì "A Windsor" a cura di Martina Cavallarin e Massimo Guastella


Giuseppe Ciracì
A Windsor

a cura di:

Martina Cavallarin
Massimo Guastella

Palazzo Vernazza Castromediano | Lecce
http://www.leccenelsalento.it/palazzo-vernazza/
5-18 luglio 2013

Opening: venerdì 5 luglio, ore 20:00



il testo di Martina Cavallarin



Venezia, 29 giugno 2013. La mia prolessi di scrittura espositiva all’ultimo ciclo di lavori di Giuseppe Ciracì A Windsor. Di Martina Cavallarin


La mia prolessi di scrittura espositiva all’ultimo ciclo di lavori di Giuseppe Ciracì A Windsor inizia il 29 giugno, vernice ufficiale della 55° Biennale di Venezia diretta da Massimiliano Gioni, Il Palazzo Enciclopedico. Da mesi il mio lavoro di critica analitica si sta rivolgendo a questa platea internazionale e in particolare al progetto del giovane curatore italiano secondo il quale è possibile ripartire da un’utopia. Utopia è una parola difficile e pericolosa, un territorio in cui si eliminano le differenze, si omologano le cose. Ma questo perché per troppo tempo si è pensato alle grandi utopie; a me piace pensare di tornare alla misura d’uomo, quella che poi riconosco come misura massima, XXL, che può generare il cortocircuito e alimentare la velocità intesa come velocità della mente e profondità del pensiero. Per questa esposizione universale Massimiliano Gioni, direttore della manifestazione, è partito da un’utopia, un progetto mai realizzato dall’artista autodidatta Marino Auriti che nel 1955 depositò, presso l’ufficio brevetti statunitense, il progetto per costruire un edificio di 136 piani, alto 700 metri, per un’estensione di 16 isolati a Washington. Da quest’idea mai realizzata prende titolo la manifestazione veneziana, Il Palazzo Enciclopedico, un processo in corso che Massimiliano Gioni a mio parere ha elaborato con cura e raffinata intelligenza concettuale. Oggi ho percorso le Corderie dell’Arsenale ed esplorato con bulimia il Padiglione delle Esposizioni dei Giardini, il tempio del curatore incaricato, che ha posto al centro della sala centrale il libro rosso di Gustav Jung. Dice Gioni: “Oggi, alle prese con il diluvio dell’informazione, questi tentativi di strutturare la conoscenza in sistemi omnicomprensivi ci appaiono ancora più necessari e ancora più disperati (…) La 55° Esposizione Internazionale d’Arte indaga queste fughe dell’immaginazione in una mostra che – come il Palazzo Enciclopedico di Auriti – combina opere d’arte contemporanea e reperti storici, oggetti trovati e artefatti.”. Il tentativo è la catalogazione del sapere, la mappatura di universi invasivi e invadenti, esagerati e smisurati, dove multidisciplinarietà e metalinguaggi sono insiti nella struttura espositiva per una declinazione costante di sintetizzazione delle cose del mondo, o meglio dei mondi. In tale progetto l’analisi si realizza tra privato e pubblico, personale e universale per un’arte relazionale alle prese con sociale e quotidiano, dentro e fuori un’indagine antropologica prima ancora che artistica. Una rivelazione spuria difficile da strutturare, curiosa da vedere. E ciò che ho visto è stata una densità del “saper fare”, una serie di lavori a intensa temperatura progettuale, indipendenti e compartizzati in stanze personali, concettuali ma densi, il più delle volte aderenti per linguaggio, supporto o struttura formale, spesso elaborati con matita e pennello prima ancora che impostati sulla meccanica bulimica d’installazione o costruzione scultorea. Ed è in questo spazio che sapora di carta, olio, grafite, che innesto il mio pensiero rivolto alla pittura, al disegno, alla capacità e necessità artistica di Giuseppe Ciracì, alla sua ricerca rivolta all’antico e realizzata nel presente. Se la Biennale 2013 attiva “un’indagine sul dominio dell’immaginario e sulle funzioni dell’immaginazione” rifacendosi a quello che lo studioso Hans Belting ha definito una “antropologia delle immagini”, la domanda instillata pone l’accento su quale sia lo spazio concesso all’immaginazione in un’epoca assediata dalle immagini esteriori, un arco storico che Jean Baudrillard nel testo La Sparizione dell’Arte, sostiene forse essere al Grado Xerox della cultura. Guardando a tanta arte e a tanti artisti può sembrare che lo spazio si sia fatto piccolo e angusto e che l’interstizio della soglia delle possibilità conceda troppo alla ferita da cauterizzare con la temperatura liquida dell’arte. Ma l’arte possiede l’arma dell’Impertinenza: sfuggente, endemica e fisiologica, difficile e incatalogabile l’Impertinenza è l’Opera d’Arte, e questa fa la differenza, a mio avviso, ancora una volta. Nella vicinanza tra positivo e negativo di nietzschiana memoria, solo per poco tale intensità determinata dal sovraccarico d’immagini può apparire una minaccia; occorre ripristinare un disordine che è solo denuncia di un altro ordine e di un’altra natura smascherando tutto ciò che è formale, dichiarato, corretto, stabilito. In quest’universo a clima incostante si può innestare il lavoro di un pittore come Giuseppe Ciracì, con la sua atmosfera di lavoro che si muove in movimento tellurico fatto di slittamenti di piani prospettici e ambivalenze di segni più o meno sapienti, volutamente contraffatti o esposti a eccessi di verità.

Se la necessità di Ciracì - necessità in bilico tra iper-realismo e un concettualismo colto e ricercato - risiede nel riuscire a spostare l’inerzia della pittura tradizionale, la pratica – pratica classica con la quale ha cominciato la sua ricerca - sta godendo di evoluzione mentale e formale traducendosi in una condizione di partecipazione e di relazione oggettuale nella proposta di un impiego alternativo dello sguardo che deve funzionare, come in questo ciclo A Windsor, secondo una diversa autonomia e reinventata sotto-realtà. La rappresentazione, minata dall’interno dalla matita e dal pennello, approda proprio a questo tentativo di visione alleggerita, sebbene i soggetti siano forti e impegnativi ponendo sempre il volto, o un preciso brano di anatomia umana, al centro della scena. L’immagine adoperata resta fuori da ogni memoria celebrativa, benché appartenente al suo mondo reale, alla sfera degli affetti e della partecipazione emotiva o quotidiana, e non si riduce mai a puro involucro adducendo problematiche rivolte alla zona invisibile, a ciò che si cela oltre il retinico e di là dal pellicolare. La proprietà predominante del giovane artista pugliese è quella di trattare la superficie della tela come un rullino di scorrimento in cui incursioni e armoniose intrusioni s’intrecciano senza alcuna difficoltà apparente, mentre le facoltà secondarie producono un momento di sosta in cui messinscena e realtà convivono e si fondono tra loro, necessariamente. Mi torna in mente, nella continua ossessiva prolessi, il libro del 2006, The Sight of Death in cui l’autore T.J. Clark parla del suo rifiuto verso i media che affonda da una prolungata esplorazione e rivisitazione di un paio di dipinti di Poussin che egli cerca di vedere e rivedere in tutta la complessità della loro risonanza compositiva. Clark si chiedeva come potesse funzionare la nostra comprensione di un cambiamento d’immagine nel tempo.

Nella lunga giornata di oggi ho visto un’idea, idea disegnata dal progetto del Palazzo Enciclopedico ed esplosa nelle opere della maggior parte degli artisti invitati, ovvero quella di tornare all’utopia del segno con un innesto allargato e chirurgico di trascendenza che abiliti all’incidente e all’inciampo della creazione, con spiritualità da tracciare e rimettere al centro della mappatura antropologica, culturale e sociale del cammino dell’uomo. La mia prolessi al testo di Giuseppe Ciracì è pensare all’inclinazione che l’artista, ciascun artista che in quanto tale vive in crescita e sperimentazione, può dare affinché la sapienza di matita e pennello si articolino attraverso una rete salda di cultura e conoscenza in cui la difformità crea il suo scarto evidenziando l’opera, l’Impertinenza, una necessità strutturale che è la più straordinaria delle imperfezioni possibili, è arte e vita insieme.

© Martina Cavallarin