RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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sabato 17 novembre 2012

SUBTERRANEAN MODERN - from Punk to Urban Art -


Bella idea, bella mostra, ottimi artisti.
Ci sono anche Andrea Chiesi, Danilo Pasquali, Francesco De Molfetta, Giuseppe Veneziano, Laura Giardino, Michael Rotondi
 


SUBTERRANEAN MODERN - dal Punk all' Urban Art -

In questo preciso momento storico non penso ci sia realmente nessuna persona in grado di stabilire con certezza cosa sia arte o cosa essa potrebbe essere e tanto meno quale sia la direzione che essa stia prendendo. L'unica cosa che sappiamo con certezza è che l'arte in questo nuovo secolo potrà assumere qualsiasi forma ma da ora in poi, non sarà mai più elitaria.
(Giacomo Spazio)

Subterranean Modern – dal Punk all’Urban Art – è il primo tentativo di mostrare un percorso culturale ed estetico dell'arte italiana attraverso un arco temporale lungo 30 anni. I protagonisti di questo mondo variopinto hanno reclamato con forza e costanza la loro particolare visione artistica, lontana anni luce dai canoni stilistici insegnati nelle accademie della nostra penisola e comunemente accettati negli ambienti ufficiali dell'arte italiana. Un arte che spesso, molto spesso ha trovato poco spazio anche nelle gallerie ma che, nonostante questo ha continuato a sopravvivere, svilupparsi e nello stesso tempo ad evolversi.
Subterranean Modern comprende circa 50 artisti italiani (tra pittori, scultori, fotografi e illustratori) diversi per materiali usati, attitudine e segno ma legati da un comune percorso espressivo, da una certa visione indipendente e in alcuni casi anche irriverente dell’arte. Ognuno di loro possiede un forte legame con la cultura popolare e nello stesso tempo anche un forte interesse nei confronti della subcultura sia nazionale che internazionale, uno smaccato approccio DIY (Do It Yourself), e una genialità stilistica talvolta classica oppure deviante o provocatoria. Molti hanno compiuto, compiono e continueranno a compiere atti illegali, gesti di infinita bellezza. Pur avendo quasi tutti studi accademici alle spalle, questi artisti preferiscono esprimere intensamente le loro referenze provenienti dai fumetti, dai graffiti, dalla fantascienza, dall'archittettura, dai manga, dai cartoni animati e naturalmente anche dalla musica, sia essa punk, reggae, new wave, jazz, hip-hop.
Hanno anche in comune il rifiuto di compromessi e scorciatoie per raggiungere il successo. Tutti sviluppano le loro idee indipendentemente dalla moda del momento o dagli interessi del mercato e spesso, questo ha creato un netto distacco tra loro e il mondo dell'arte ufficiale che ignora quasi totalmente chi siano, rifiutando di considerarli artisti a tutti gli effetti nonostante le loro mostre richiamino un numero consistente e sempre più vasto di ammiratori e collezionisti.
Subterranean Modern è una prima occasione per gettare uno sguardo scevro da pregiudizi sul panorama artistico nazionale, mettendo in risalto sia il lavoro di ogni singolo artista sia la relazione che intercorre e lega il lavoro di ognuno a quello degli altri attraverso il contesto culturale in cui tutti sono cresciuti e nel quale la loro arte si è nutrita e evoluta pur sapendo che è impossibile raggrupparli tutti con un nome collettivo che riesca a definirli come corrente artistica. 
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Subterranean Modern - dal Punk all'Urban Art – Un percorso non esaustivo nei meandri dell'arte contemporanea italiana attraverso i lavori di 50 artisti ideato da Giacomo Spazio, dove musica, cultura pop, illegalità diffusa ed estetica del 'fai da te' offrono una visione unica ma multistratificata della realtà. 
SUBTERRANEAN MODERN - from Punk to Urban Art -
Milano dal 22 novembre al 15 dicembre 2012
presso ' LA CARROZZERIA' via Tortona 32 -

sabato 1 settembre 2012

ANDREA CHIESI - Scomparse - a cura di Mario Bertoni

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Merita, davvero!!! 

 
 Festival filosofia 2012 – sulle cose
14-15-16 settembre
ANDREA CHIESI
Scomparse
Curatore: Mario Bertoni
Paggerie di Palazzo Ducale, Sassuolo
Ispirandosi alle recenti residenze a New York e Berlino, l’artista espone una serie di dipinti che indagano sulle cose andate. Strutture abbandonate, residui di un uso che le ha rese oggetti di consumo per lasciarle ora ad un’apatica inutilità; luoghi che hanno prodotto le cose, divenuti sterili simulacri della loro genesi; o, ancora, un mondo mentale in cui le cose sono scomparse o non sono semplicemente mai esistite.
Dal testo in catalogo di Mario Bertoni: …Chiesi è venuto sviluppando, non una pittura di rappresentazione, bensì uno studio attento e capillare per estrarre dal reale tutto ciò che lo proietta in una zona indeterminata, dove specularità, riflessi, geometrie, volumetrie strutturano il campo visivo e diventano gli autentici protagonisti del suo universo, che è denso e polidirezionato, e in cui la trasparenza e l’elementarità sono un punto d’arrivo, non di partenza: certo, nello stesso modo capillare un attento osservatore riconosce il tal ponte o il tal canale o quella fabbrica, ma poi i titoli depistano e fanno balenare differenti interpretazioni e riferimenti (Kryptoi, Ucronie, Perpetuum, Chaos, come di un mondo dark attestato nell’undergound), per di più accrescendo il senso della distanza, perché la numerazione progressiva dice di opere elaborate in serie, realizzate per cicli successivi, facendo presagire un’epopea piuttosto che appuntare l’attenzione su quella struttura industriale.
Andrea Chiesi (Modena 1966) è uno degli artisti italiani più importanti della sua generazione, da anni dipinge ad olio su tela di lino il paesaggio contemporaneo, concentrandosi soprattutto su strutture industriali o luoghi che attraverso la pittura diventano astrazioni mentali. Mostre personali recenti: Io rifletto, Guidi&Schoen, Genova (2011); Perpetuum Mobile, X-Lab, Berlino (2011); Beyond Time, Nohra Haime, New York; Comunità di memorie, D406, Modena; Elogio dell’ombra, Otto Gallery, Bologna (2009); Kryptoi, Corsoveneziaotto, Milano (2008). Ha vinto il Gotham Prize dell’Istituto Italiano di Cultura di New York (2012), il I Premio Terna (2008) e il V Premio Cairo (2004). Ha partecipato alla LIV Biennale di Venezia, Padiglione Emilia Romagna (2011). Tra le collettive principali: Connectivity, Chelsea Art Museum, New York (2009); Arte Italiana 1968-2007, Palazzo Reale, Milano (2007); Bologna Contemporanea GAM, Bologna (2005); Clip’it, Fondazione Sandretto, Torino (2005); Anteprima Villa Manin, Udine (2004); Generazioni/2, Galleria Civica, Modena (2002).
Mario Bertoni, nato a Modena nel 1950, laureato in Filosofia, è ricercatore storico e critico militante. Tempi e forme: una ricerca sulle arti visive contemporanee (Torino, Hopefulmonster) riassume l'esperienza di vent'anni di lavoro, oscillando tra storia ed attualità. Curatore di mostre e monografie di artisti contemporanei, ha organizzato convegni e conferenze sui sistemi dell'arte.
Orari: venerdì 14 e sabato 15 dalle 9.00 alle 23.00. domenica 16 dalle 9.00 alle 21.00.
La mostra continua fino al 28 ottobre 2012 nei seguenti orari:  venerdì e sabato 16.00-20.00; domenica 10.00-13.00/ 16.00-20.00

domenica 22 gennaio 2012

CRANIOSCOPIA a cura di Albero Zanchetta

Fra i tanti presenti, in questa mostra curata dal raffinato Zanchetta, mi piace sottolineare la presenza degli ottimi: Vanni Cuoghi, Maurizio Carriero, Nicola Samorì e molti ancora

CRANIOSCOPIA a cura di Albero Zanchetta
(Macabre Cabinet d’Amateur)



Giovedì 23 febbraio si inaugurerà alla galleria Rubin di Milano un progetto curatoriale di Alberto Zanchetta che si propone di indagare la genesi e le derivazioni del libro “Frenologia della vanitas” pubblicato lo scorso aprile dalla casa editrice Johan&Levi. Non quindi una semplice mostra di opere, bensì un approfondimento e un “accanimento terapeutico” che intende sondare la mente dell’autore, o più precisamente: il suo cranio.

«La verità è nuda; ma sotto il nudo c’è lo scorticato». Prestando fede alle parole di Valéry, Alberto Zanchetta ha inteso emanciparsi dalla carne per ridursi a “corpo secco”, ossia all’eso-scheletro sul quale ha costruito il suo libro “Frenologia della vanitas”. Intorno al proprio saggio critico è andato elaborando un progetto che non ha un carattere meramente informativo o espositivo, bensì intende sviscerare l’optima pars dello scheletro, quel teschio che l’ha tenuto impegnato negli ultimi dieci anni della sua vita.
Critico d’arte e curatore indipendente, Zanchetta è stato definito un «architetto del linguaggio curatoriale», lui però preferisce essere chiamato un «analogo patologo» (terminologia che ibrida le scienze forensi con il rapsodismo critico) come a voler testimoniare quel modus operandi con cui cercherà di refertare la propria “Frenologia”. Attraverso accostamenti inusuali, connessioni tra contemporaneità e tradizione, così come tra stili ed epoche, l’autore creerà dei tavoli di lavoro – sull’esempio dei tavoli d’obitorio – in cui saranno presentati al pubblico reperti, documenti e oggetti che integreranno l’opera saggistica; tra le varie curiosità troveranno posto una testa frenologica, il volume “Atlas of Bones and Ligaments” di Cathcart & Caird pubblicato a Londra nel 1885, cartoline o radiografie di diversa provenienza, alcune vertebre e frammenti di crani umani. Per la prima volta saranno esposti tutti i diciotto Taccuini tanatologici composti da immagini che Zanchetta ha collezionato, ritagliato e incollato su dei quaderni (realizzati durante la stesura di “Frenologia della vanitas”, ciascun taccuino ha una struttura autonoma e un’identità specifica, quasi fossero una propaggine del saggio critico, ma a differenza di quest’ultimo ogni quaderno è stato pensato come un liber mortuorum cum figures, ovvero senza parole).
Appese a parete o distribuite su dei basamenti ci saranno delle opere d’arte provenienti dalla sua collezione privata, quelle stesse che gli hanno tenuto compagnia durante la lavorazione della “Frenologia”. Incisioni, xilografie e calcografie di artisti del passato (tra cui quelle di Max Klinger, Alphonse Legros, Karl Hänny, Etienne Villequin, Lorenzo Metalli e Tommaso Raggio) si mescoleranno a una selezione di autori ignoti o di artisti contemporanei (Yang Jiechang, Massimo Pulini, Andrea Chiesi, Jean-Pierre Raynaud, Nicola Samorì, Marco Fantini, Frédéric Coché, Beatrice Pasquali, Stefan Lundgren, Andrea Buglisi, Maurizio Carriero, Giorgio Rubbio, Juan Carlos Ceci, Vanni Cuoghi, Verter Turroni, Gionata Gesi-Ozmo, Carl Jurisković). Sempre attingendo alla sua collezione, Zanchetta si servirà di alcuni oggetti di design per ricreare una “vanitas contemporanea” sulla falsariga delle nature morte del XVII secolo in cui un teschio era sovente attorniato da vasi, candele e insetti che alludevano alla fugacità dell’esistenza. Nella seconda sala della galleria saranno invece esposte le opere che Luca Coser, Alex Pinna, Tommaso Ottieri, Matteo Pagani e gli Affiliati Peducci/Savini hanno espressamente realizzato per l’occasione.
Mantenendosi in bilico tra la nuda documentazione e una libera [re]invenzione del materiale a sua disposizione, Alberto Zanchetta intende compiere un’indagine necroscopica – quasi una “cranioscopia sul vivente” – che possa mettere in evidenza uno stile di vita, di lavoro e di ricerca non limitabile alla lettura del libro, ma che ne sia semmai un valido complemento.





Alberto Zanchetta, FRENOLOGIA DELLA VANITAS, Johan&Levi, 2011.
Il volume analizza come l’effige del teschio, simbolo massimo della caducità di tutte le cose terrene e del tempo che corrompe la bellezza, abbia modificato la propria simbologia nell’avvicendarsi dei secoli. Il saggio ripercorre la storia delle “teste di morto” con specifici approfondimenti sulla sua grande proliferazione nell’arte di tutto il mondo. Affrontando l’ampia casistica dei generi connessi alla Vanitas e al Memento mori, l’autore ha inteso verificare le metamorfosi (di senso e di forma) subite dall’iconografia macabra nel corso dell’ultimo millennio.


ALBERTO ZANCHETTA
CRANIOSCOPIA

23 febbraio - 4 marzo 2012

Galleria Rubin
Via Bonvesin de la Riva, 5
20129 Milano

lunedì 18 luglio 2011

Altra tappa del tour Biennale... oggi a Parma

un interno di Palazzo Pigorini
Altra tappa del tour di questa 54° Biennale di Venezia. Oggi è la volta di Parma, presso Palazzo Pigorini. Lo Sgarbone nazionale sarà come sempre presente (e questo devo dire che lo ha reso veramente molto più credibile e ha dimostrato di possedere capacità di resistenza fisica fuori dal comune!). In questa tappa mi piace segnalare la presenza di alcuni artisti dei quali apprezzo molto il loro lavoro: Davide Frisoni, Andrea Chiesi e la veramente brava Roberta Serenari.


Armodio "La bella proposta" tempera su tavola 50 x70 - 2010

Capitolo a parte la presenza dell'amico e grande Maestro Armodio, che con la sua plurima partecipazione (è presente in due sedi di questa Biennale diffusa...), eleva di gran lunga la qualità della mostra...

Gli Artisti partecipanti: 



Armodio 

Francesco Barilli 
Nicoletta Belletti 
Vasco Bendini 
Romano Bertuzzi 
Alberto Bertoldi 
Francesco Buia 
Andrea Chiesi 
Alberto Reggianini 
Renzo Dall'Asta 
Mataro Da Vergato 
Giuliano Della Casa 
Silvano De Pietri 
Steve Barney 
Abel Herrero 
Ludmila Kazinkina 
Silvia Molinari 
Paolo Pasotto 
Simone Racheli 
Antonio Saliola 
Zelda Sartori 
Roberta Serenari 
Mauro Moscatelli 
Davide Frisoni 
AlessandroLa Motta 


PALAZZO PIGORINI
Via della Repubblica, 29
PARMA