RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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domenica 23 marzo 2014

Una grande anteprima... "Essere (e) Mistero" a Palazzo Mediceo di Seravezza



Una grande anteprima...

Dal prossimo 3 maggio, fino al 15 giugno 2014, all'interno di quello "scrigno prezioso" che si chiama Palazzo Mediceo di Seravezza (Viale Leonetto Amadei, 358, 55047 Seravezza Lucca), avrà luogo una importante mostra collettiva dal titolo "Essere (e) Mistero" curata da Maria Rita Montagnani.

Fra i tanti nomi, dei molti artisti selezionati (tutti di livello e spessore e sopratutto, degni di attenzione), mi piace evindenziare la presenza di due cari amici: Giuseppe Bombaci e Marcello Scarselli che saranno esposti in compagnia di altri grandi talenti del calibro di Davide Puma, Simona Bramati, Giulio Greco, Roberta Serenari... 
insomma una grande mostra, da vedere!

A breve tutte le info e i dettagli...

venerdì 7 febbraio 2014

Dimensioni Im-probabili - a cura di Gaia Bertani e Nicla Ferrari



Dimensioni Im-probabili

Domenica 23 febbraio alle ore 17.00 inaugura presso l’Ex Convento di Santa Maria, con sede a Gonzaga (MN), la mostra collettiva “Dimensioni im-probabili” con opere di Massimo Canuti, Emanuela Cerutti, Cristina Costanzo, Nicla Ferrari, Susy Manzo, Andrea Poletti e Roberta Serenari, a cura di Gaia Bertani e Nicla Ferrari.
La mostra presenta opere su tela e su carta, tecniche miste, stampe fotografiche, sculture ed installazioni che hanno come filo conduttore una matrice fantastico-gotica che andrà ad integrarsi completamente nell’ambiente dell’Ex Convento.
Visioni, apparizioni, allucinazioni visive, rimandi al mondo fiabesco e simbolismi si mescolano con il reale dando luogo ad una dimensione “ altra” . Questo è ciò che ci proporranno i sette artisti in mostra.
Artisti dotati della capacità di creare immagini e situazioni di forte impatto visivo e di accompagnare lo spettatore, partendo dal luogo fisico del Convento, nell’esplorazione di altri luoghi, quelli della memoria, quelli del non detto, quelli del fantastico e dell’altrove in un racconto per immagini che va oltre il visibile e il probabile.
Massimo Canuti presenta lavori ispirati ad una sorta di “gotico padano” che vive di spunti rubati al grande fiume. Emanuela Cerutti nelle sue fotomanipolazioni reinterpreta se stessa come l’eroina di un film noir che fugge la realtà fondendosi e mimetizzandosi con una natura ideale. Le sculture di Cristina Costanzo ci trasportano in un mondo dove ogni cosa è possibile e dove le cose abbandonate e private delle loro funzioni originali, fondendosi con la terracotta da lei modellata, possono avere una seconda vita. Nicla Ferrari attraverso pittura ad olio ed installazione, con pochi elementi essenziali esplora sentieri intimamente evocativi . Nel mondo ambiguamente fiabesco di Susy Manzo le streghe e le fate si confondono in un’altalena di doppi sensi e sottili ironie tradotti in tecniche miste. Andrea Poletti, nelle sue opere compone una realtà visionaria con spunti tratti dal mondo onirico, dal gotico e dallo steam-punk. Roberta Serenari si affida ad una pittura tecnicamente ricercata per rimandare ad una dimensione onirica dove la simbologia è l’utile chiave per l’interpretazione dell’opera.

Con il patrocinio della Provincia di Mantova, del Comune di Gonzaga, del Distretto Culturale Oltrepo’ Mantovano per l’Innovazione l’Unicità e lo Sviluppo DOMINUS, dell’Officina dell’Immaginazione e del Circolo degli Artisti di Reggio Emilia. In collaborazione con Spazio Sant'Ambrogio.

Inaugurazione domenica 23 febbraio ore 17.00.
La mostra sarà visitabile fino al 16 marzo.
Orari di visita : da martedì a domenica 16-19, ingresso libero.
Per informazioni 0376 58147

domenica 26 gennaio 2014

ANIME PERDUTE – ANIME RITROVATE a cura di Alberto D'Atanasio



ANIME PERDUTE – ANIME RITROVATE
a cura di Alberto D'Atanasio

OPERE di:
Marica Fasoli
Stefania Orru'
Roberta Serenari
Elisabetta Trevisan

Vernissage 31 gennaio 2014 ore 17.00
CERP - Centro Espositivo Rocca Paolina
Perugia - Piazza Italia 11

Testo critico:

Questa mostra è nata quasi per caso, più per esigenze curatoriali che per il raggiungimento di obiettivi artistico-estetici. È stato veloce come quando si assiste alla prova generale, quella prima del debutto, per una sinfonia. L’orchestra è lì nella cavea, il direttore è lì al centro non indossa il frac, è vestito normalmente, guarda gli orchestrali, i cantanti solisti e i coristi, illustra il proprio punto di vista sul contenuto e l'impostazione generale del componimento musicale. Nei leggii ci sono i fogli con le partiture e in quello del direttore, oltre alla bacchetta, c’è una matita che servirà per correggere le battute in relazione a come gli orchestrali eseguiranno il tema e le variazioni. Il tema è l’anima perduta e quella ritrovata, che in questo progetto vuole essere intesa e divenire oggetto di ispirazione non solo come essenza del Dio nell’uomo, ma anche come presenza dei simboli archetipi che danno vita e voce alla persona interiore.
L’anima è anche la parte più intima e profonda del nostro Io che contiene le passioni, le rabbie, i sentimenti più intensi e più importanti; una vera fucina delle emozioni.
L’anima come essenza e luogo dove eros e psiche, mente e cuore, si incontrano dando un senso al vissuto e vita al tempo presente.
L’anima come laboratorio magico dell’azione creativa dove si da immagine e forma all’immaginato, a ciò che non si può, talvolta, esprimere a parole.
L’anima è anche il concetto junghiano dell’Animus, cioè la parte del maschile che è nella donna, e dell’Anima, la parte del femminile che invece abita in ogni uomo.
L’anima come unione e scissione, intensa e sublime, tra persona e personaggio.
La creatività e l’arte rendono liberi e donano la capacità dei bisogni che esulano dalla sfera materiale.
Gli artisti sono talvolta persone per natura rivoluzionarie perché mal si adeguano a ciò che è regola imposta e predisposta da altri.
Gli artisti sono liberi e spesso inconsapevolmente pretendono di essere liberanti per quanti vogliono ancora provare ad emozionarsi e percepire sensazioni, passioni, voglia di vivere col cuore e con la ragione dei sentimenti. È così che ho voluto immaginare questa mostra, un tema, un direttore e quattro orchestrali, ma in effetti se è l’anima che si perde e si ritrova, allora, è anche vero, che ognuna di queste, straordinarie artiste, sono direttrici d’orchestra e allo stesso tempo orchestrali. Marica Fasoli, Stefania Orrù, Roberta Serenari, e Elisabetta Trevisan dirigono, con le loro opere, me, che cercherò di collocare quelle stesse opere al meglio perché la sinfonia sia ben interpretata e poi dirigono colori, forme, soggetti affinché poi nell’insieme si possa rivelare quel suono che non ha bisogno di tante parole ma solo di contemplazione e meditazione. Fasoli, Orrù, Serenari, e Trevisan hanno la prerogativa di creare immagini che hanno il sapore antico del mistero e come tale va svelato addentrandosi dentro la figura. Ogni opera è una sorta di percorso dove l’anima si perde e si ritrova.

Marica Fasoli ci fa perdere e ritrovare in un dialogo che attiene più agli esiti di ciò che potrei definire ascolto interiore o più semplicemente contemplazione. Gli abiti senza la persona che li ha indossati sono l’evidenza metafisica della presenza di un corpo che ha lasciato segno di sé in un involucro costruito dall’uomo. Percepiamo visivamente un abito, ma ciò che leggiamo è che l’infinitamente grande si è trasferito nell’infinitamente piccolo e pertanto non può avere volto; ogni soggetto di Marica Fasoli è essenza di chi l’ha indossato. L’involucro ha l’incanto di quell’energia che ha pervaso fin dall’inizio del viaggio quel corpo ed ora è lì nell’indiscutibilità della sua assenza, per sempre fissa in quell’immortalità che solo l’arte sa donare. Le scatole dipinte di Marica altro non sono che il meraviglioso universo in cui l’occhio esplora cose già viste, ma questi oggetti sapientemente ricostruiti con la tecnica a olio, che questa artista conosce in maniera scientifica avendo praticato per anni il sapiente mestiere del restauratore, permettono di recepire lo spazio stesso che il contenitore propone. L’oggetto diviene soggetto in virtù dell’emanazione che l’insieme suscita. quei dipinti che riproducono scatole e il loro contenuto permettono di fissare il tempo con quel meccanismo che si attiva esplorando cose consuete, semplici, che sfioriamo e guardiamo distrattamente ogni giorno. Se l’anima ha bisogno di un involucro per animarsi e manifestarsi allora in questo contesto Marica Fasoli ci indica quei connotati che sono mappa per ritrovare i ricordi e, tramite loro, lo specchio dove si riflette il nostro vero volto, quello che non ha tempo né conosce tempi. Il fare arte di Marica Fasoli permette che gli oggetti comuni diventino punti essenziali perché l’osservazione di un’opera acquisisca un valore esistenziale. In un mondo del mercantile effimero, le icone di quest’artista diventano vero e proprio paradosso. L’oggetto dimenticato, usato, banale nella sua riconoscibilità quotidiana, diviene emblema e simbolo. Il gioco del bimbo, la trina di un vestito da sposa, la massa rinfusa di bottoni dentro uno scomparto, la camicia che fa presumere la fisicità del corpo che la indossava, altro non sono che i connotati che ci permettono di riconoscerci nel tempo vissuto e in quello presente; Marica offre all’osservatore il senso vero delle cose che rendono questo passaggio terrestre meno anonimo. È come se lei rendesse figura le parole del grande poeta contemporaneo Roberto Lerici, che termina la poesia “Quest’amore” con questa frase: “prima che il nulla tutti ci divori che venga, venga presto il tempo in cui ci s’innamori”. Nel fare arte di Marica Fasoli, l’anima torna a richiamare l’immanenza, quasi che per contrasto e per armonia, lei eterea per antonomasia, non possa fare a meno della corporeità. E nell’alchimia del laboratorio quest’artista riproduce tessuti, la porosità di giunchi intrecciati e oggetti che nelle sue icone assurgono a reliquie di un tempo senza tempi. La metafisica perde la sua malinconia e ritrova una nuova musicalità, per queste sue opere consiglierei di farsi accompagnare dalle melodie dei brani: “Missing Words e Save a place for me” di Piers Faccini


Stefania Orrù ci fa perdere e ritrovare nella costruzione delle sue opere che sono manifestazione di un percorso in cui si percepisce inizio e fine. Lei pone la riflessione su quella rara situazione in cui l´artista esplicita la sua essenza nell´opera d´arte e questa ha la sua genesi e si sviluppa nei ricordi e nella dilatazione di questi nel presente. Ogni suo quadro nasce da un´attenta analisi delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti che si evidenziano nei tratti del viso, negli sguardi, nei movimenti del corpo e nella gestualità. L´idea, in Stefania, nasce sempre da un’introspezione, il suo obiettivo è dar voce e forma a ciò che voce e forma può avere soltanto attraverso il lavoro dell´artista. È come dire che è l’anima ad essere figurata attraverso il suo fare immagine con pennelli, colori e ossidi. Lei raffigura il femminile come fosse l´unica chiave per accedere ad un universo che si apre solo a chi è capace di sentire o guardare non solo con i sensi. Per Modigliani gli occhi che, per volontà dichiarata, dipingeva raramente, erano l´unico accesso per arrivare all´anima dell´individuo e per dipingerla, e in Orrù gli occhi sono la porta perché la semplice osservazione si trasmuti in contemplazione, quasi che la figura ritratta riesca a contemplare colui che guarda e passa. Ciò che propone quest’artista non è fissare un’immagine in modo che diventi concetto astruso, o un monumento al tempo passato, o perché torni e resti alla memoria, la sua eccezionalità sta nel fissare un’emozione generata nell´attimo dell’incontro con l’opera affinché chi osserva abbia la consapevolezza di vivere un momento unico e irripetibile. Le espressioni dei suoi volti hanno la malinconia e talvolta la serietà di chi vive in un mondo incomprensibile che non regala comprensione. L´opera è solo un pretesto che deve liberarsi delle infrastrutture retoriche, per questo la materia dei suoi colori si veste di trasparenza e di luce che non è fisica ma mentale, cosmica, spirituale, la luce indefinibile dell’anima.
Ogni opera di Stefania Orrù è sintesi di un arrivo e di una nuova partenza. Sembra quasi che il tempo abbia corroso le sue immagini senza però intaccarne l’essenza che si rivela in sguardi penetranti, in pose elegantemente sinuose; è la nuova icona della veritas che in Orrù non ha bisogno di nudità, ogni suo quadro è come un canto dimenticato che quando lo si riascolta ci fa accorgere di essere ancora vitali. Per guardare queste sue opere consiglierei le suggestioni del brano “divenire” di Ludovico Einaudi.

Roberta Serenari ci fa perdere e ritrovare con la forza dell’evocazione. Ogni suo quadro è uno sguardo preciso e diretto negli antri dell’anima e se per i padri della psicologia l’animus era diviso in tre persone, quali il bimbo, l’uomo e il vecchio, allora potrei dire che la filosofia estetica che muove quest’artista è una sorta di ponte che permette all’osservatore di valicare le rive del presente e tornare ad esplorare quelle rive lasciate ieri, fino a percorrere il ponte e giungere a terre distanti che ricordiamo, per poi addentraci fino a quelle più remote che necessitano di impegno e memoria. Le immagini di Roberta sono metamorfosi di quei pensieri che si evocano con i ricordi. Le opere di quest’artista uniscono in maniera mirabile il surrealismo di Magritte e la metafisica di Savinio, è così che il tempo nello spazio magico del quadro si ferma e l’icona diventa varco dove perdersi per ritrovarsi. Ed è mirabile come la sua filosofia estetica sia suffragata armonicamente dalla tecnica pittorica, dal disegnato, dalla cura del particolare che concorre come un orchestrale a far sì che la partitura sia ben eseguita. L’opera è lì, sembra avvertirci, Roberta Serenari, “guardate e non abbiate paura di addentrarvi perché è in questa magica esplorazione che si ritroverà quel tempo magnifico rimasto ancora intatto prima che il tempo adulto lo avesse reso opaco”. Il linguaggio visivo non è soltanto dall’opera verso l’osservatore ma più che altro il contrario: non è l’opera che si espone all’osservatore ma è questi che guardando l’opera entra in essa ed espone se stesso a se medesimo. Non esiste utopia, nelle sue raffigurazioni, né irrealtà, esiste solo la voglia di sperare oltre il possibile, oltre la mera ed evidente realtà. In ogni suo dipinto è presente, nell’immagine complessiva o nel particolare della figura, il concetto di porta come varco verso dimensioni che appartengono alla sfera onirica, ma nelle sue figure l’universo onirico, il sogno, non sono effimeri, ma realtà che si realizzano nell’anima di chi guarda. Quando l’osservatore contempla l’opera di Roberta Serenari si trova come davanti a una mappa in cui può trovare la strada per ritrovarsi o per perdersi di nuovo i simboli che lei sapientemente rappresenta sono i quadranti e i punti cardinali servono perché la rotta, sia che ci si perda sia che ci si ritrovi, abbia comunque un senso. Roberta possiede una tecnica assoluta, confesso che mi sono perso a scovare la trama tra la pennellata che descrive velature, e quella che invece tinge zone più vaste. Ho seguito lo sfumato che rende eterea la massa e quello più cupo che rende l’oggetto prossimo ad uscire dal quadro. La Serenari è un’artista che sa suonare in maniera ottimale il suo strumento, per queste sue opere ho pensato a un brano poco conosciuto di Eugenio Finardi: “Una scala per la luna”.

Elisabetta Trevisan fa perdere e ritrovar l’anima con la freschezza di una donna che non ha risentito né del tempo e né dei tempi. Lei ha la freschezza e la spontaneità di chi ha la consapevolezza di essere diversa, per vocazione e condizione, dal resto della gente. È questa diversità che l’accomuna alla Fasoli, alla Orrù e alla Serenari, ed è la condizione che purtroppo o per fortuna rende ogni vero artista una sorta di alienato o un extraterrestre, una stranezza in mezzo a tanta, spesso troppa, normalità. C’è una filosofia estetica a cui ha corrisposto un fare arte che all’inizio degli ani ’50 ha mantenuto intatti quei valori stilistici che sono propri di un universo culturale che attiene al racconto per immagini, al simbolismo e all’affabulazione. Questa filosofia ha fatto in modo che il progresso non distruggesse quei connotati che permettono, tutt’ora, al futuro di avere comunque delle radici nella tradizione, al progresso una memoria storica da cui attingere, e al caos di divenire cosmo e non inconsapevole disordine. È da qui che a mio parere, nasce la genesi estetica e storico-artistica che rende possibile una congrua lettura delle opere di questa mostra e, in particolare, di Elisabetta Trevisan. Il suo fare arte dimostra un’alta maestria nello strutturare la composizione. Nulla è lasciato alla casualità, come solo una donna sa fare, quest’artista armonizza le zone del quadro in modo che lo spazio disegnato possa risultare infinito pur nella cromaticità satura che lo ricopre. Formidabile è la sua conoscenza della semiologia antica e come riesca a mescolare questa sapienza con la sagacia che solo le donne possiedono con i colori le linee e i soggetti. Le figure risultano misteriose ed enigmatiche; quasi che l’osservatore sia invitato a leggere, capire, interpretare e allo stesso tempo a leggere, capire interpretare se stesso. È il senso antico della catarsi: guardo il quadro e il dialogo tra oggetto e soggetto permette alle figure interiori di riemergere e di innescare il gioco fantastico di riscoprirsi ancora capaci di emozionarsi. La giostra comincia il suo giro e passano le immagini della memoria, i ricordi, le fantasie, i sogni che vorremmo almeno risognare. Ogni sua immagine è dunque pura rivelazione, i suoi soggetti, tutti al femminile, sono tanti oracoli che invece di svelarci arcani ci parlano di emozioni evocate da uno stile elegante in cui il linguaggio degli occhi delle figure formano un dialogo sottile ed intimo con l’osservatore. La staticità è solo nell’apparenza, è come se un vento si fosse fermato all’improvviso, giusto il tempo necessario perché quel preciso attimo si possa vestire d’eternità. Mirabile è la trasparenza che riesce a infondere nei colori e a tutta la tonalità, è come se la secessione viennese e il surrealismo abbiamo trovato nella filosofia estetica di Elisabetta Trevisan la giusta maturazione, la giusta voce, una nuova anima e questa volta tutta al femminile. Il brano che suggerisco d’ascoltare è “Beside You” Simply Red.

Alberto D’Atanasio

martedì 21 gennaio 2014

"Presente/Imperfetto"



Presso lo spazio espositivo "OPEN FOR ART"
Complesso di Torre Alberici, Casa della Gabella in Piazza della Mercanzia 3/a BOLOGNA
dal 23 al 27 gennaio 2014 la mostra "Presente/Imperfetto"

Inaugurazione: 23 gennaio ore 17

Maddalena Barletta
Myriam Cappelletti
Emanuela Santoro
Roberta Serenari

sabato 25 gennaio per ART CITY WHITE NIGHT la mostra resterà aperta fino alle ora 24, con performance musicale del Maestro Violinista Cantante Paolo Buconi

orari: dalle 17 alle 20, domenica anche la mattina dalle 10 alle 13

Con il patrocinio del Comune di Bologna, Art City 2014, Arte per la Ricerca.


“………il vostro Tempo e’ limitato, quindi non buttatelo vivendo la vita degli altri. Non fatevi intrappolare dai dogmi , che vuol dire vivere seguendo i pensieri degli altri. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui affoghi la vostra voce interiore. E, cosa piu’ importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno cosa voi volete davvero diventare. Tutto il resto e’ secondario” - discorso agli studenti di Stanford, 2005 - STEVE JOBS

Questa breve riflessione ha creato il concept della mostra che si muove sul nostro contemporaneo con le sue inquietudini e le sue realta’
Pittura – Scultura - Fotografia

Barletta Maddalena – interpreto il mito di Giano Bifronte la cui immagine speculare si pone come sguardo al passato e futuro nel tempo sospeso del presente , luogo di confine tra il conosciuto e il mistero. Giano Janus da Janua porta, porta che si apre e si chiude su destini umani che sfuggono alle logiche razionali e entrano nella sfera dell’inatteso…

Miriam Cappelletti - assemblaggi di stoffe dipinte, in bacheche di legno e plexiglass. In un presente imperfetto, non vediamo, non ascoltiamo, non parliamo in una indifferenza diventata consuetudine. Ma il filo si riavvolge e siamo noi a essere invisibili al mondo chiusi nelle nostre preziose teche di cristallo

Emanuela Santoro – il mio lavoro ha origini lontane. L’argilla, materia primordiale - i miti, le storie di uomini e la forma: principio dell’essere scultore. Il presente per me e’ l’Imperfetto di ieri. Solo l’arte supera qualsiasi tempo

Roberta Serenari - dietro la superficie visibile di ogni opera, regna la scintilla di un impulso emotivo personale. In un presente Imperfetto, la mia pittura azzarda la strada del mistero, per giungere al punto di incontro tra sogno e ragione

sabato 4 maggio 2013

al L.E.M. di Sassari | Stati di allucinazione | a cura di Andrea Lacarpia



Stati di allucinazione  
a cura di Andrea Lacarpia
23 maggio - 22 giugno 2013

L.E.M.
laboratorio Estetica Moderna
via Napoli 8, Sassari

artisti in mostra:
Erica Berselli | Nicola Ceredda | Arianna Carossa | Diego Cinquegrana
Silvia Idili | Luigi Massari | Silvia Serenari | Lamberto Teotino

lunedì 25 marzo 2013

"MUSE - Il femminile a San Gimignano" a cura di Alberto D'Atanasio

Di questa esposizione vi avevo già dato una piccola anteprima qualche giorno fa nel post http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2013/03/muse-san-gimignano.html...
ora un po' più di dettagli:


"MUSE - Il femminile a San Gimignano" 
a cura di Alberto D'Atanasio
Dal 30 marzo al 21 aprile a San Gimignano, alla galleria Gagliardi: MUSE.
Mostra colletiva dove sarà possibile ammirare i lavori di 15 artiste fra le più interessanti del panorama italiano.
Annalù, Marica Fasoli, Claudia Giraudo, Cristina Iotti, Claudia Leporatti, Ilaria Margutti, Stefania Orrù, Martha Pachòn, Dorian Rex, Roberta Serenari, Tina Sgrò, Emila Sirakova, Paola Staccioli, Roberta Ubaldi, Cristina Volpi
LE MUSE.

Nell’antica Grecia le Muse, nove divinità figlie di Zeus (Dio della Sapienza) e di Mnemosine (Dea della Memoria), si manifestavano agli uomini sotto la protezione e l’ispirazione di Apollo, Dio della Bellezza. Le Muse rappresentavano la perfezione di tutte le Arti ed il dominio della Conoscenza. Fin dall’antichità il sublime non poteva manifestarsi se non con sapienza filtrata dalla memoria e riconciliata nella bellezza; grazie a ciò, le Muse erano le sole divinità capaci di raggiungere le massime espresioni della divina perfezione e dell’assoluta verità. Le Muse erano entità femminili e, non a caso, ancora oggi l’arte al femminile sembra non rinunciare all’esercizio della memoria, dell’annotazione, della scansione temporale del vissuto, nel mistero degli accadimenti e nel segno dei sentimenti. In molte delle opere presenti nella mostra, la memoria diventa quella materia, altra ed invisibile, capace di far riaffiorare pensieri, immagini, emozioni, identità mai perdute, solo semplicemente in attesa di essere richiamate da dimore lontane. Per le Artiste invitate, senza eccezione, la verità della loro arte, si manifesta nell’evolversi dello sguardo interiore, intento a decodificare e rifondare il proprio assetto esistenziale: lo sguardo dentro o, comunque, mai inutilmente altrove. E’ lo sguardo di colei che non si spaventa di fronte al mistero come in silente accettazione e consapevolezza di farne parte. Quando questo mistero si svela, ogni cosa si ricompone nel divino della bellezza, nell’incanto lieve che ogni verità porta con sé. Spesso la metamorfosi si compie: la dea si manifesta e la donna, essa stessa, diventa Musa in grado di far intravedere scenari d’inedita bellezza.
Roberta Ubaldi, Dorian Rex e Stefania Orrù sono accumunate dallo stesso sforzo di rappresentare l’intima essenza della donna: loro guida la Memoria, quella forma di pre-conoscenza che aiuta, la prima, a riconoscere la forma nell’attimo stesso che la figura emerge e, nell’alchemico uso di acidi e solventi, la metamorfosi fisica ed ancestrale si compie. Per Dorian Rex invece la memoria custodisce profondità dell’essere pervase dal mistero del perenne divenire: dimensioni dell’anima da decodficare e da ricomporre con potenza digitale e lirismo interpretativo. In Stefania Orrù la memoria è invece l’amica narrante, disponibile al suo richiamo di belllezza e mistero: lei traduce per noi e dipinge velando l’incanto. Quando la memoria si scontra con il disagio esistenziale, quando nel viaggio intrapreso, l’orizzonte resta immobile, l’artista si ferma e reclama tempo per dare, alla memoria di sé, il senso di una rinnovata consapevolezza. Ilaria Margutti persegue la bellezza di un corpo riconciliato dalle ossa alla pelle, dal midollo al cuore. Nel tempo lento del ricamo, Ilaria, opera per la ricomposizione della propria pelle come femminile metafora di un’identità curata e rinnovata. Anche Cristina Volpi ricorre alla natura femminile del ricamo ma sceglie le tessiture oniriche della propria psiche inquieta: nelle sue opere, ordine e caos convivono in trame di possibili convivenze. L’esplorazione dello sguardo interiore delle nostre Artiste, nel caso di Roberta Serenari, raggiunge il tempo dell’infanzia ed il mistero dell’innocenza: nostalgia di un Eden perduto, memoria, disagio. Per Tina Sgrò la memoria del proprio vissuto si alimenta di quello altrui: narrazioni, scene di ambienti vissuti da altri, dove oggetti, mobili ed arredi sembrano rassicuranti condivisioni d’identità emozionanti e vicine. Le Muse cantano il mistero ed incorraggiano l’uomo all’immaginazione, a sconfiggere la paura con il sorriso e la poesia: Claudia Giraudo propone scene circensi dove le gabbie della memoria si aprono al surreale e l’immagine fantastica diventa sogno favolistico e liberatorio. La Memoria, in Annalù diventa consapevole riflessione sulla materia e spiritualità delle cose, meditazione attenta sulla natura che genera la vita ed incantato stupore di fronte alla vita quando accoglie l’invisibile e la forma ne diventa testimonianza. Marica Fasoli si spinge oltre: le sue opere manifestano l’ambiguo rapporto fra reale e virtuale; nel suo caso la memoria del vero diventa condizionata percezione visiva di un falso. Nella memoria di altre artiste si cela la consapevolezza di un’identità femminile la cui specifica natura si muove anche dalla rappresentazione dell’incanto che il corpo femmineo naturalmente custodisce. Emila Sirakova, Cristina Iotti, Claudia Leporatti sono muse votate alla bellezza, al paziente declinare di sentimenti e gesti segreti e preziosi: operano con la forza ed il mistero della seduzione visiva.
Le sculture di Paola Staccioli ricordano l’incanto del bimbo nell’integrità di un mondo ancora puro e genuino. Lontano dai misteri, dalle nebbie grigie e tristi del reale. In Martha Pachon, ogni sua opera in ceramica vive del ritmo leggero dei colori pastello, sono la memoria della musica, dell’acqua, del volo.


Stefano Gagliardi

www.galleriagagliardi.com

venerdì 22 marzo 2013

MUSE - a San Gimignano....

Dal 30 marzo al 21 aprile a San Gimignano, alla galleria Gagliardi: MUSE.
Mostra colletiva dove sarà possibile ammirare i lavori di 15 artiste fra le più interessanti del panorama italiano.
Annalù, Marica Fasoli, Claudia Giraudo, Cristina Iotti, Claudia Leporatti, Ilaria Margutti, Stefania Orrà, Martha Pachòn, Dorian Rex, Roberta Serenari, Tina Sgrò, Emila Sirakova, Paola Staccioli, Roberta Ubaldi, Cristina Volpi


domenica 10 marzo 2013

FUEL ART: Con la mostra collettiva E=mc2 si inaugura lo spazio per l'arte contemporanea a Stagno (Livorno)

FUEL ART: 
Con la mostra collettiva E=mc2 
si inaugura lo spazio per l'arte contemporanea a Stagno (Livorno)


Nasce un nuovo spazio per l’arte contemporanea: FUEL ART GALLERY
Domenica 24 marzo ore 17.00 l’inaugurazione con la collettiva ENERGIA (E=MC²)

Livorno - Per Aristotele era “l’azione efficace” per eccellenza, derivata da en (particella intensiva) ed ergon (capacità di agire). Per le leggi della fisica classica non si crea e non si distrugge, bensì si trasforma e si degrada. L’energia e l’arte a pensarci bene sono quasi sinonimi, che si fondono oggi nella Fuel Art gallery, spazio per l’arte contemporanea coraggioso, nato in "un pezzo" di città industriale fonte di inquinamento, ma anche di lavoro ed energia. Qui vengono esposti per la prima volta insieme nella mostra collettiva E=MC² (vernissage domenica 24 marzo ore 17, finissage 21 aprile stessa ora) linguaggi diversi, che sembrano voler esplodere sinesteticamente nel contesto, quasi insulare, che li ospita.
Anonymous Art (Elena Bertoni – Simone Romano), Massimo Attardi, Elisa Cella, Irene Lupi, Max Mazzoli, Giovanni Pastorello, Robert Pettena, Silvia Serenari, sono gli artisti chiamati ad inaugurare questo nuovo spazio per l’arte contemporanea in via Aurelia 88A a Stagno, davanti alla raffineria Eni.
L’energia è ovunque ed esiste in molteplici forme e sensazioni, perché è il carburante stesso della vita. La collettiva E=MC² presenta una panoramica di alcune tra le più significative interpretazioni possibili: pittura, fotografia, video, saranno allestite negli spazi dell’associazione e per l’occasione nelle due sale adiacenti in cui verranno proiettati tre video.
In perfetta continuità con questa prima mostra, quella di Fuel Art Gallery e dei suoi ideatori Serafino Fasulo (presidente dell’omonima associazione) e Cristina Olivieri (direttore artistico dello spazio), sarà una ricerca del contemporaneo e della sua essenza, attraverso il lavoro di varie generazioni di artisti, tutti a loro modo intenti a cercare di comprendere ed esprimere la complessità di ciò che potrebbe forse ancora chiamarsi “bellezza”, magari attraverso stili inediti, inattesi e sorprendenti.





Fuel Art Gallery

via Aurelia 88A, Stagno, 57100 Livorno

Contatti: www.fuelartgallery.it – info@fuelartgallery.it
Visite su appuntamento: Tel 338.3451520- 3281256907

venerdì 8 marzo 2013

Angeli e Demoni - bi-personale di Saturno Buttò e Roberta Serenari a cura di Franco Savadori



Angeli e Demoni
bi-personale di Saturno Buttò e Roberta Serenari a cura di Franco Savadori.
Galleria LA FORTEZZA a Gradisca D'Isonzo. Via Ciotti, 25
Tel. 3383419896 - 335476090
da sabato 9 marzo 2013

....Dar Corpo all’Essere
Non ci soffermeremo a pensare se le vie espressive di Saturno Buttò e Roberta Serenari siano più o meno in tendenza con le odierne istanze contemporanee. Né ci chiederemo da dove esse traggano origine o dove stiano andando… Non lo facciamo per una duplice ragione: primo poiché a non chiederselo sono gli stessi artisti; secondo perché la risposta è palesemente implicita nelle loro opere, accentrate e concentrate attorno al sempiterno tema del corpo, che, da quando mondo è mondo è uno di quei soggetti che si stagliano, senza tema di smentita, al di sopra di mode e di tendenze, due termini non a caso atti a designare l’effimero posto in una condizione di precarietà temporale… Rappresentare il corpo significa viceversa perpetuare un’ostica tradizione, dove alla difficoltà tecnico-pittorica della rappresentazione si connette il travaglio dello stare in bilico sul ciglio dell’abisso cui il tema induce e trascina, causa inesauribili varietà ed ineffabili sfumature di trattazione. L’artista capace di affrontare il tema del corpo si confronta con tutto: con il grande passato pittorico, come dimostra inequivocabilmente Buttò; con il sé altro, che opera dopo opera finisce col divenire in perpetuo un altro sé, come nel caso della Serenari, ma soprattutto con l’universalità d’un tema, quello dell’essere che attraverso il corpo si manifesta, che implica, sottintende, allude e indica quanto vi sta dentro, accanto, attorno all’universo umano in infinita concatenazione cognitiva, senza che ognuno degli spettatori possa esimersi dall’iniziare a creare il proprio viatico personale ed esclusivo di paralleli, di citazioni, di riferimenti – lontani o vicini, diretti o lati che essi siano -. Attraverso quest’arte riprende corpo la consapevolezza che il nostro essere può e deve divenire un tutt’uno con l’opera che stiamo guardando, in cui auguriamo di perderci , di riuscire a toccare con mano, pur attraverso un qualcosa di oggettivamente presente, le realtà meno tangibili e decodificabili della nostra esistenza. Ci augureremmo di vivere, almeno per un attimo impercettibile, la sensazione della vertigine metafisica che un certo tipo d’arte è sempre riuscita a catturare e trasmettere, sempre che il pittore/medium sappia cogliere e lo spettatore sia disposto ad accettare, in piena nudità, la specularità di immagini che son comunque paradigmi del nostro essere, in empietà come in santità… Saturno Buttò e Roberta Serenari scavano nelle profondità del corpo senza remore o timori, allo scopo di dar corpo ad un’Arte profonda e sincera.
Franco Savadori
 

martedì 22 gennaio 2013

OPEN FOR ART "afiordipelle"




Mostra d'Arte Contemporanea di pittura, fotografia, scultura.

Complesso Torre Alberici - Casa della Gabella -
Piazza della Mercanzia n. 3/a - BOLOGNA

Artisti:
Maddalena Barletta
Myriam Cappelletti
Emanuela Santoro
Roberta Serenari

dal 24 al 28 gennaio 2013
Inaugurazione 24 gennaio 2013 ore 17,00

Col patrocinio del Comune di Bologna
Partner: " L'Arte per la Ricerca"
Ars Creativa Associazione Culturale
Teatro Arte e Spettacolo Scarl
A sostegno della campagna.
"Libera la ricerca sulla Sclerosi Multipla!"

WHITE NIGHT 26 gennaio 2013: Performance musicale - h. 21/23

Orari: tutte le sere dalle 17 alle 20
sabato 26 fino alle ore 23,00


Storie di viaggio, tra mito e realta’, pittura fotografia, scultura forma, materia leggerezza, classicita’ e contemporaneita’. Passeggiata visiva attraverso l’archetipo primitivo delle figure arcaiche e totemiche di Emanuela Santoro. Sguardi sulla dimensione altra dell’onirico presente nell “umano” di Roberta Serenari. Avventura nell’incontro tra la pelle della pittura e il velo fotografico, abili pennelli sulla linea di confine mente – sogno di Maddalena Barletta. Volo sulla materia ruvida ma leggera che “ri-Veste” i pensieri nomadi di Myriam Cappelletti

lunedì 10 settembre 2012

ICONICA a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei

Trovo con piacere molti amici nonchè rare perle di qualità in questa collettiva curata da Francesca Baboni e Stefano Taddei per RezArte di Reggio Emilia. Fra questi mi piace segnalare in particolar modo Davide Puma e Cristina Iotti, ma anche la Marzulli e la Serenari.



ICONICA
A cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei 

Inaugurazione:
Sabato 22 settembre, ore 17.00 


RezArte Contemporanea: una nuova galleria d’arte a Reggio Emilia. Sabato 22 settembre, alle ore 17.00, saranno inaugurati gli ampi spazi espositivi della galleria RezArte Contemporanea (Via Emilia Ospizio, 34/D - Condominio Liberty), nata su iniziativa di Antonio Miozzi e Costantino Piazza, per creare una piattaforma dinamica attraverso la quale valorizzare artisti selezionati in ambito nazionale ed internazionale.
Ad aprire ufficialmente l’attività espositiva, la collettiva “Iconica”, curata da Francesca Baboni e Stefano Taddei con opere di Elisa Anfuso, Claudia Bianchi, Matthias Brandes, Nicla Ferrari, Gabriele Grones, Cristina Iotti, Savina Lombardo, Anna Madia, Jara Marzulli, Ennio Montariello, Davide Puma e Roberta Serenari.
In mostra, una sessantina di lavori su tela e su carta che testimoniano il deciso ritorno alla figurazione degli ultimi anni. Come scrive, infatti, Francesca Baboni, «I pittori invitati [...] fanno parte di una corrente neo figurativa che con successo sta riportando in auge una pittura di matrice iconica, basata non soltanto sull’immagine ma anche su di un forte contenuto, in cui il reale diviene presenza sostanziale e fondamentale».
Diversi per esperienza e linguaggio, i dodici autori si sono resi disponibili al dialogo, in un interessante incrocio di sguardi e di rimandi. Provenienti da Reggio Emilia e da altre città italiane, hanno preso parte ad esposizioni di rilievo in Italia e all’estero.
La collettiva, inserita nel circuito delle “Giornate Europee del Patrimonio” (29-30 settembre 2012) e della “Giornata del Contemporaneo” (6 ottobre 2012), sarà visitabile fino al 21 ottobre 2012, da lunedì a sabato con orario 9.00-13.00 e 16.00-20.00, chiuso la domenica. Ingresso gratuito. Catalogo disponibile in galleria. Per informazioni: tel. 0522 333351 - rezartegalleria@gmail.com.
RezArte Contemporanea si trova a pochi passi dal centro di Reggio Emilia, in Via Emilia Ospizio 34/D. Uno spazio espositivo di oltre 200 mq che ospiterà una ricca programmazione annuale, alternando progetti tematici e mostre personali. Avvalendosi del supporto di curatori, critici e professionisti del settore, la galleria organizzerà eventi anche presso altre sedi, instaurando importanti sinergie, a sostegno dell’arte e della cultura contemporanea.


Scheda tecnica:
Titolo: Iconica
Artisti: Elisa Anfuso, Claudia Bianchi, Matthias Brandes, Nicla Ferrari, Gabriele Grones, Cristina Iotti, Savina Lombardo, Anna Madia, Jara Marzulli, Ennio Montariello, Davide Puma, Roberta Serenari
Curatori: Francesca Baboni e Stefano Taddei
Date: 22 settembre - 21 ottobre 2012
Inaugurazione: sabato 22 settembre, ore 17.00
Orari: da lunedì a sabato ore 9.00-13.00 e 16.00-20.00, chiuso la domenica 


Per informazioni:
RezArte Contemporanea Condominio Liberty
Via Emilia Ospizio, 34/D 42122 Reggio Emilia
Tel. 0522 333351 www.galleriarezarte.it rezartegalleria@gmail.com


Ufficio Stampa:
CSArt - Comunicazione per l’Arte Via San Pietro Martire, 16/A 42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 1970864

www.csart.it info@csart.it

venerdì 25 maggio 2012

"A proposito di donne..." / Galleria CONARTE

Bella l'idea, brave le artiste. Tra l'altro, c'è anche la possibilità di vedere le opere di Cristina Iotti, Roberta Serenari e tante altre...Una mostra da vedere e da vivere!

"A proposito di donne..." / Galleria CONARTE

dal 1 giugno 2012 al 4 luglio 2012
Inaugurazione venerdì 1 giugno ore 17,00 -
saranno presenti le artiste

Galleria CONARTE - Via Brignoni 26r –Savona



E SE L’ARTE FOSSE DONNA?

BY GIOVANNA LACEDRA

Più che artiste, soggetti dell’arte. Modelle in posa o muse ispiratrici.
Questo sono state le donne, nel corso della storia delle arti visive. Veneri o Madonne; ancelle o contadine. Sulla tela, non di fronte ad essa. Dipinte, non pittrici. Era questa la regola, era questo il buon gusto. La casa del padre, poi quella dello sposo, i bambini, e in alternativa il convento. Mai progetti più ambiziosi.
Alle donne non era concesso il diritto alla creatività.
Occuparsi di pittura, di scultura, di architettura, no… non era cosa da donne! Così come interessarsi di cultura in generale. A loro era consentito tessere o ricamare. Al massimo, dipingere su piccole tele decorative tra le mura domestiche, per puro diletto e
senza alcuna velleità. Una donna non poteva accedere allo studio della matematica, della geometria, delle scienze; non poteva
essere avviata all’apprendistato in una bottega d’artista. E in età Medievale, attorno all’identità femminile uomini
tessevano pericolosi pregiudizi.
Le donne erano capaci di fare patti con il demonio. Se non erano mansuete madri di famiglia, e non diventavano suore,
molto probabilmente erano streghe. E i dotti di quei tempi, disquisivano con serietà su questo inquietante quesito: la donna era davvero dotata di anima, come l’uomo? O ne era priva, come gli animali?
San Tommaso scrisse che la donna era soggetta all’uomo a causa della sua debolezza fisica e spirituale.
Appreso questo, non è difficile capire per quali ragioni l’arte – così come altre manifestazioni dell’animo e dell’intelletto
–, sia stata per secoli prerogativa maschile. Prerogativa maschile, certo. Ma con più di qualche eccezione.
Setacciando la storia, infatti, non è poi così difficile imbattersi in personalità femminili dal raro coraggio e dal raro talento: donne che hanno saputo guadagnarsi, con tenacia e determinazione, il diritto di essere artiste.
Figure come Artemisia Gentileschi, Rosalba Carriera, Camille Claudel, Susanne Valadon… sembrano rifulgere in un’aura di fascinosa trasgressività. Come se avessero rotto uno schema, infranto una regola, evaso una prigione. E in un certo qual modo, è stato così.

I primi nomi ci arrivano dal Rinascimento. Ma si è trattato per lo più di donne che avevano alle spalle una figura maschile, solitamente un genitore che permettesse loro di inoltrarsi in quella dimensione proibita. Padri pittori, o semplicemente colti e liberali, i quali, riconoscendo il talento innato di queste figlie, accettarono di assecondarlo piuttosto che reprimerlo.
Era il Quattrocento. Alle donne era precluso l’accesso al mestiere della pittura e alla conoscenza della prospettiva come nuovo metodo scientifico di rappresentazione della realtà. Eppure qualcuno fece eccezione a questa regola: Antonia Uccello, figlia del celebre pittore Paolo Uccello, pur diventando presto una suora carmelitana, potè ugualmente apprendere dal padre le regole della prospettiva applicate al disegno. Giorgio Vasari, nelle sue ‘Vite’ la cita, ricordandone le abilità nel disegno.
Un altro caso analogo è rintracciabile, scorrendo i decenni, nella Venezia del secondo Cinquecento. È il caso di Marietta Robusti, figlia del pittore manierista Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, la quale ebbe addirittura il privilegio – sino a quel momento negato alle donne – di far pratica in una bottega d’artista, quella di suo padre, nella quale lavorò per ben quindici anni, dimostrando doti
pittoriche e genialità.
La prima che riuscì invece ad ottenere l’iscrizione all’Accademia del Disegno, nella Firenze del 1616, fu Artemisia Gentileschi.
Anch’essa ‘figlia d’arte’: suo padre era il pittore caravaggista Orazio Gentileschi, autore di importanti commissioni nella Roma Caput Mundi a cavallo tra Cinquecento e Seicento.
Sbocciavano nelle botteghe dei loro padri e se avevano coraggio e fortuna, riuscivano a spiccare il volo. Recarsi presso corti straniere, però, era un’ipotesi ancor più rara. Ma Sofonisba Anguissola, pittrice cremonese, figlia di un uomo colto e profondamente appassionato di pittura, riuscì a raggiungere anche questo traguardo. Avere una padre tanto interessato all’arte fu la sua fortuna, perché questi le permise di allontanarsi dall’Italia e diventare ritrattista ufficiale alla corte di Spagna nel 1559.
La prima a gestire una Scuola d’Arte per fanciulle intorno alla metà del Seicento, fu invece Elisabetta Sirani, precocemente uccisa da un’ulcera perforante, all’età di soli 27 anni.
Nell’Europa del Settecento fece eco il nome di un’artista veneziana, capace di conquistare subito la fama internazionale per i suoi ritratti fortemente introspettivi, realizzati con la inusuale tecnica del pastello: era Rosalba Carriera.
Nomi femminili che hanno segnato l’arte del secondo Ottocento sono certamente quelli delle due pittrici Impressioniste: Mary Cassat e Berthe Morisot. Quest’ultima fu modella di Monet e Renoir prima di unirsi al gruppo come pittrice, riuscendo persino ad organizzare il Salon des Femmes, la prima mostra collettiva per sole donne, realizzata nella città di Parigi.
Ed è sempre a Parigi che sul finire dell’Ottocento e agli esordi del Novecento emergono i nomi di Camille Claudel, Susanne Valadon, Sonia Delaunay, Tamara De Lempicka. La prima iniziò come allieva- modella e presto divenne amante, dello scultore August Rodin, e visse all’ombra del suo talento e della sua notorietà.
Susanne fu invece modella del pittore post-impressioonista Toulouse-Lautrec e divenne poi madre del celebre pittore Utrillo, il fragile amico di Amedeo Modigliani. Allo stesso tempo si distinse come pittrice dalla tavolozza pre-espressionista.
Sonia invece, fu esponente del Cubismo Orfico insieme a Robert Delaunay, suo compagno di vita.
La seducente, elegante e trasgressiva Tamara De Lempicka si distinse invece negli anni Trenta del Novecento, come esponente ufficiale dell’Art Deco’. E nel coevo Messico Rivoluzionario, accanto ad un grande pittore Muralista – Diego Rivera – figurava una straordinaria pittrice, più votata all’introspezione: Frida Kahlo.
Ma fu negli anni ’60, in seguito alla rivoluzione attuata del Movimento Femminista, che il ruolo della donna nell’arte si fece più attivo e sferzante.
Da quel momento la donna-artista pretese altro spazio.
Pretese l’azione. Valicò il confine delle arti maggiori: non era più la pittrice introspettiva, elitaria o d’avanguardia. Era essa stessa un’opera d’arte, agente e vivente. Nasceva la Body Art. Arte in cui è il corpo stesso a farsi materia artistica. E i grandi nomi di questa operazione sono stati quelli di Gina Pane, Orlan e a tutt’oggi di Marina Abramovic.
Oggi, la presenza femminile nell’arte contemporanea è fortunatamente esuberante.
Le donne indagano, con grande sensibilità, il mondo. Sentono e sanno. Vivono con l’utero quello che poi sublimeranno in arte. Un’altra gestazione. Un’altra maternità.
L’arte, evidentemente, è una donna. E l’atto creativo non è che un parto.

Testo tratto(e per gentile concessione dell'autrice) dall’ articolo di GIOVANNA LACEDRA pubblicato sul www.womanjournal.it

E’ per mostrare e valorizzare questo atto creativo che la Galleria CONARTE di Savona ha deciso di proporre, per la prima volta nella sua galleria,una mostra tutta al femminile. Nasce così la mostra “A proposito di donne…” dove saranno esposte opere uniche di diverse artiste del panorama nazionale che si esprimono attraverso varie ed originali tecniche:dal tradizionale olio, all’acrilico, tempere, matite colorate, tecniche miste ,fino alle sculture in vetroresina o in ceramica o ottenute attraverso la lavorazione all’uncinetto del filo di rame.
Esporranno:
Elisa Anfuso,
Annalù Boeretto,
Roberta Coni,
Maria Cristina Costanzo,
Titti Garelli,
Resi Girardello,
Cristina Iotti,
Ana Kapor,
Arianna Lion,
Anna Matola,
Lucia Merli,
Rosanna Petrillo,
Roberta Serenari,
Elisabetta Trevisan,
Anna Tusca

orari:da martedì a sabato 9,30-12,30 - 16,00-19,30
chiuso il lunedì e la domenica
info:
Galleria CONARTE
Via Brignoni, 26r 17100 Savona

sabato 12 maggio 2012

Il mito del vero 2012 | Apokalips a cura di Giacomo Maria Prati

Sono proprio in tanti e tutti meritevoli gli artisti selezionati da Giacomo Maria Prati, per questa imponente collettiva prevista per giugno al "Pirellone"! 


Il mito del vero 2012 | Apokalips
curated by Giacomo Maria Prati

13 giugno – 27 luglio 2012

Milano

Grattacielo Pirelli
Palazzo della Regione

Via Fabio Filzi 22, Milano

Inaugurazione 13 giugno 2012 ore 18.30

Finissage 27 luglio 2012 ore 19.00

orario d’apertura: da lunedì a venerdì 15.00 – 19.00


ARTISTI IN MOSTRA

Dario Arcidiacono
Angelo Barile
Daniela Benedetti
Alberto Bertoldi
Alfonso Bonavita
Alessandro Bulgarini
Saturno Buttò
Gianluca Capozzi
Felipe Cardena
Maurizio Carriero
Daniela Cavallo
Tiziana Cera Rosco
David Dalla Venezia
Antonio De Luca
Paolo Dell’Aquila
Fulvio Di Piazza
Vittorio Emanuele
Ugo Levita
Anna Madia
Gian Ruggero Manzoni
Claudio Monnini
Nicola Nannini
Paola Nizzoli Desiderato
Claudio Onorato
Simone Pellegrini
Stefania Pennacchio
Lorenzo Perrone
Enrico Robusti
Marco Nereo Rotelli
Alessandro Russo
Doriano Scazzosi
Roberta Serenari
Dino Valls
Nicola Verlato
Conor Walton
Andrea Zucchi

2012, quindi, Apocalisse. Non tanto come catastrofe e dramma ma più profondamente quale manifestazione di verità, quale radice della comunicazione, origine della visione, glorificazione della figurazione. Apocalisse sociale ed ambientale, economica, esistenziale, solitaria. Rivelazione metaforica e corporale, simbolica, ironica, buffa. Quindi ritorno alla pittura narrativa ricca di idee, e alla performazione plastica, carica di simboli e significati. Come i Libri Bianchi di Lorenzo Perrone, la ceroplastica di Paola Nizzoli e le porte di Stefania Pennacchio. Un indagine artistica con 36 artisti e più di 40 opere inedite, la maggior parte delle quali recenti o recentissime, pensate ad hoc per Apokalips, di vario formato e differente tecnica e stile, ripartendo da una nuova traduzione dal greco del Libro di Giovanni, sintesi di tutte le Sacre Scritture e densissimo di immagini e immaginari. La mostra è arricchita con l’esposizione, grazie alla collaborazione con Temple M. Franciosi e Aldo Ramazzotti, della preziosa copia anastatica di Cosimo Panini della Bibbia di Borso d’Este (1461) salvata e venerata da Treccani, capolavoro assoluto che oggi sembra una irresistibile graphic novel nelle sue essenziali ma eloquenti miniature. All’ingresso dello spazio espositivo, un video realizzato da Hall 9000 Haltadefinizione dedicato al Cenacolo di Leonardo mette in evidenza dettagli del capolavoro in dialogo con citazioni del libro dell’Apocalisse di Giovanni. Il catalogo si arricchisce di approfondimenti culturali con gli interventi scritti di Franco Baldini, psicanalista, Davide Liccione, psicologo e psicoterapeuta, Aldo Pioli, critico e iconosofo, e Andrea Aromatico, giornalista, scrittore e studioso di saperi esoterici.


 
Il mito del vero 2012 | Apokalips
Grattacielo Pirelli
Palazzo della Regione
Via Fabio Filzi 22, Milano
14 giugno – 27 luglio 2012
da lunedì a venerdì
dalle 15.00 alle 19.00
ingresso gratuito

info:
www.ilmitodelvero.wordpress.com
apokalipsmilano@libero.it

venerdì 20 gennaio 2012

Ma-Donne - Dipinti di Roberta Serenari A cura di Maria Rita Montagnani

Un altro evento "fuori Fiera" da vedere a Bologna...

Ma-Donne è inserita nel calendario delle iniziative di Arte Fiera OFF e parteciperà anche in occasione della Art White Night di sabato 28 gennaio, quando lo spazio rimarrà aperto fino a tarda ora.

L’inaugurazione è prevista per venerdì 27 gennaio 2012 alle ore 18,30 alla presenza dell’artista e della curatrice. In esposizione alcune tele della pittrice bolognese, incentrate sulle figure femminili come elemento salvifico proiettato nel futuro. “Soggetti diversi”, spiega la Serenari, “bambine, donne, madonne, dèe o streghe. Icone femminili che rappresento in questa mostra e che sembrano vivere la dimensione sospesa e metafisica di un tempo congelato, seppur esprimendo la loro vocazione di futuribili guerriere...”



ROBERTA SERENARI : MA-DONNE, SOVRANE DEL SE’
Roberta Serenari è artista- pittrice di mondi paralleli e sotterranei, la cui luce di sghembo ama ritagliare nel mistero le sue figure dalla chiara oscurità. Figure femminili come icone del mondo al di là del mondo,ognuna delle quali è un cesello d’ombra su un clamore di velluto.
Che siano madonne, dèe, streghe o bambine, stanno tutte raccolte in una nicchia di altera inafferrabilità, eppur vissute, eppur segnate da una vita estranea e farneticante, ma sempre inalterabili da alcunché di umano e di terreno. Impenetrabili e indecifrabili, vegliano i nostri sogni inquieti, visitano le nostre notti come succubi bisognosi di dedizione e di totale devozione, e non importa se irrompono dentro i nostri pensieri come un incubo, perché esse portano con sé lo stigma della nuova coscienza, della profonda lucidità psichica.
Come vere personificazioni del femminino esse incarnano la potenza immaginifica dell’archetipo cui appartengono e che agisce su di noi con il potere soverchiante dell’inconscio. Sono sovrane del metaxy, del regno di mezzo, e come tali portano dietro di sé lo strascico di una regalità severa ma scintillante, lasciando nel loro passaggio tracce di numinose presenze, di strani fremiti della mente.
Così il realismo magico della Serenari ci pone subito in contatto con la nostra alterità, e con le sue inquiete epifanie, con le sue enigmatiche immanenze, rende il non-detto più gravoso e persistente di un grido.
E in quell’apparente immobilità che “muove”si agitano tutte le larvate forme dell’immaginario, dal doppio al suo fantasma, e tutto ciò che non trova più spazio né collocazione nella nostra limitata razionalità. Così queste ma-donne, dèe oscure e sovrane del sé, ne trovano uno dilatato e infinito nelle nostre paure ed ipocondrie, nei recessi più inconoscibili del nostro essere.
E come ogni archetipo anche il Femminino di Roberta Serenari , addita e ammicca ad una salvezza, quella capacità illuminante di perdersi in qualcosa di eterno – nell’anima e nella bellezza – senza dover e poter più ritornare come e ciò che si era prima.-


Maria Rita Montagnani

lunedì 18 luglio 2011

Altra tappa del tour Biennale... oggi a Parma

un interno di Palazzo Pigorini
Altra tappa del tour di questa 54° Biennale di Venezia. Oggi è la volta di Parma, presso Palazzo Pigorini. Lo Sgarbone nazionale sarà come sempre presente (e questo devo dire che lo ha reso veramente molto più credibile e ha dimostrato di possedere capacità di resistenza fisica fuori dal comune!). In questa tappa mi piace segnalare la presenza di alcuni artisti dei quali apprezzo molto il loro lavoro: Davide Frisoni, Andrea Chiesi e la veramente brava Roberta Serenari.


Armodio "La bella proposta" tempera su tavola 50 x70 - 2010

Capitolo a parte la presenza dell'amico e grande Maestro Armodio, che con la sua plurima partecipazione (è presente in due sedi di questa Biennale diffusa...), eleva di gran lunga la qualità della mostra...

Gli Artisti partecipanti: 



Armodio 

Francesco Barilli 
Nicoletta Belletti 
Vasco Bendini 
Romano Bertuzzi 
Alberto Bertoldi 
Francesco Buia 
Andrea Chiesi 
Alberto Reggianini 
Renzo Dall'Asta 
Mataro Da Vergato 
Giuliano Della Casa 
Silvano De Pietri 
Steve Barney 
Abel Herrero 
Ludmila Kazinkina 
Silvia Molinari 
Paolo Pasotto 
Simone Racheli 
Antonio Saliola 
Zelda Sartori 
Roberta Serenari 
Mauro Moscatelli 
Davide Frisoni 
AlessandroLa Motta 


PALAZZO PIGORINI
Via della Repubblica, 29
PARMA

sabato 26 giugno 2010

CONTRA - Il trionfo dell'immagine

CONTRA - Il trionfo dell'immagine

Mostra d'Arte in tre sezioni:
Artisti di Con-Fine
Il corpo ritratto
Arte così...giovane






Espongono:

LUCIANA ALIOTTA
ARTURO BARBANTE
GIUSEPPE CASSIBBA
MARIA MICOZZI
MILENA NICOSIA
PIPPO LOMBARDO
ROBERTA PRIMERANO
LAURA SACCOMANNO
ROBERTA SERENARI
ALBINO TRIGILIO

Coordinamento artistico: Pippo Lombardo

Con il patrocinio:
Assemblea Regionale Siciliana
Assessorato Beni Culturali e dell Identità Siciliana
Provincia Regionale di Enna
Comune di Enna
Assessorato alla Pubblica Istruzione
Istituto socio psicopedagogico “D. Alighieri” – Enna
Laboratorio di Pittura
Arciconfraternita Anime Sante - Enna


da mercoledì 30 giugno 2010 alle ore 18.00
a domenica 18 luglio 2010 alle ore 23.00

Galleria Civica Comunale di Enna

sabato 1 maggio 2010

Il Mito del Vero - il ritratto il volto a cura di Giacomo Maria Prati e Paolo Lesino

IL R I T R A T T O IL V O L T O a cura di Giacomo Maria Prati e Paolo Lesino





50 OPERE PITTORICHE INEDITE PER 50 ARTISTI – SPECIAL GUEST DINO VALLS E CONOR WALTON
Palazzo Durini 3 giugno/10 luglio 2010 Martedì/sabato ore 15/19 Via Santa Maria Valle 2 (MM Duomo)
Info www.arcadiarte.org mail@arcadiarte.org +39 335 64 53 998 - +39 348 4508047 CATALOGO IN SALA
CON TESTO DI PHILIPPE DAVERIO