RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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giovedì 6 gennaio 2011

Reload - Prototipo d'intervento culturale urbano - Roma

Quanti esempi da seguire!!! Questo, civile, coinvolgente, democratico, mi ha veramente colpito. Quando vengo a conoscenza di simili iniziative mi pongo sempre un quesito: quante cose intelligenti e a costi tutto sommato contenuti si potrebbero fare in nome dell'arte e la cultura? ed invece spesso... mah..., mi auguro veramente che iniziative del genere abbiano sempre più seguito e successo! 



Reload - Prototipo d'intervento culturale urbano - Roma

Dal 10 gennaio al 5 marzo le ex officine di via Ghisleri, nel quartiere romano del Pigneto, ospiteranno Reload, prototipo di un modello d’intervento culturale nella città, diffuso in tutta Europa, e anche negli Stati Uniti del dopo-crisi economica, che riutilizza temporaneamente spazi vuoti ricaricando di energia creativa edifici che hanno esaurito la propria funzione origin
aria.

Tre gli obiettivi: mettere a disposizione degli artisti uno spazio estremamente flessibile; portare interventi culturali in aree cittadine e sociali nuove; creare una micro-sistema economico nel settore della cultura.

Per la prima volta a Roma 3000mq di un’ex officina automobilistica saranno il centro propulsore di Reload , progetto che si sviluppa in due mesi di sperimentazione artistica dedicati alle arti visive e alle contaminazioni con l'architettura e la performance.

Costruire il prototipo di una nuova struttura culturale flessibile è simile a progettare un software open source estremamente leggero e versatile che possa girare nel “sistema operativo” di una città per proporre soluzioni più avanzate a problemi atavici. In un momento di difficoltà nell’investimento economico sulla cultura la riflessione di Reload porta alla volontà di realizzare un prototipo a bassissimo budget che si basa su un sistema di partnership tecniche che pur non avendo nessun costo reale rendono possibile l’iniziativa.
Da un punto di vista culturale, invece, Reload cerca di confrontarsi principalmente con le domande che restano senza risposta all’interno del sistema dell’arte attuale. In questo caso sono due: la crisi degli spazi no-profit a Roma determinata dalla mancanza di un supporto istituzionale e la necessità di maggiore dialogo fra critici e artisti.

Per dare risposta a queste urgenze Reload organizzerà i suoi spazi e la sua attività secondo quattro progetti:

Share: la sala principale dell’edificio sarà gestita a rotazione da quattro delle principali associazioni no-profit di arte contemporanea della città sul modello dei grandi spazi nord-europei messi a disposizione di diversi gruppi di curatori ed artisti che li co-gestiscono. Ogni due settimane sarà realizzata una mostra a cura di un gruppo diverso tra: 26cc, Condotto C, 1:1 projects, Opera Rebis.

Tunnel: un tunnel lungo 50 metri e largo 5 viene messo a disposizione di otto curatori che svilupperanno mostre di una settimana ognuno. Lo spazio cerca di assolvere il ruolo di quelle project-room che, pur auspicate da tutto il sistema dell’arte romano, non hanno ancora trovato modo di essere inserite nelle strutture istituzionali. Inoltre il ritmo serrato della proposta tende a creare indirettamente un confronto e un dialogo fra i principali critici dell’ultima generazione: Angel Moya Garcia, Cecilia Casorati e Cecilia Canziani, Emilia Giorgi, Ilaria Gianni, Alessandro Facente, Micol Di Veroli, Gianluca Brogna, Pietro Gaglianò.

Perform: i diversi spazi dell’intera struttura saranno aperti ad un programma di performance “di confine” realizzate da artisti provenienti dalle arti visive e dalle arti performative, due mondi che si osservano reciprocamente molto poco. Questo spaccato è un modo per avere l’occasione concreta di tentare uno sguardo trasversale sulla performance contemporanea attraverso il lavoro di: Myriam Laplante, Muta Imago, Stefano Taiuti, Gianni Piacentini.

Windows: è un ciclo di due tavole rotonde “tecniche”, ma aperte al pubblico, legate ai temi propri di Reload che vedranno impegnati tutti gli attori del sistema della cultura, dalle istituzioni, ai direttori di musei pubblici, ai collezionisti, fino alle realtà indipendenti. Il primo incontro verterà sulla situazione degli spazi no-profit in Italia, il secondo sull’uso temporaneo degli spazi.


Ogni lunedì, durante i due mesi di attività, inaugureranno due eventi all’interno dello spazio per un totale di 12 mostre, 4 performances, 2 tavole rotonde + un archivio aperto.


Il progetto Reload è ideato e diretto da Gian Maria Tosatti

Il coordinamento organizzativo è di Luigi Coluccio

Collaborazione all’organizzazione di Paola Caridi

Capo tecnico è Massimiliano Giuliani

Main partner dell’iniziativa è il Gruppo Rosati

Partner per la comunicazione è Sup3rstudio


Ufficio Stampa:


· Martina Suozzo - martina.suozzo@gmail.com 349 0758612

· Chiara Lorenzetti - ch.lorenzetti@gmail.com 339 1689010
· Caterina Giordano - caterinafrancesca.giordano@gmail.com 339 8824623


Info:
www.reloadroma.com


I PROGETTI

SHARE

26cc
dal 10 al 22 gennaio
progetto: Leggere
L’intervento non ha alcuna valenza simbolica ed è così composto: scegliamo alcune persone che lavorano nell’arte e nella cultura, chiediamo di indicarci un testo che a loro parere tutti debbano conoscere, realizziamo due letture pubbliche dei testi raccolti, costruiamo un luogo per la lettura: un giardino, con piante, fiori, panchine e fotocopie e lo lasciamo alla cura di chi visita la mostra.

Condotto C
dal 24 gennaio al 5 febbraio
progetto: Untitled
Un paradossale luogo sacro a tre navate. Sui fianchi non ci sono santi, ma parcheggi, in cui dei mini-atelier rappresentano l'intervento peculiare dell'artista, l'officina da cui si muove. Gli artisti coinvolti sono: Andrea Aquilanti, Marco Bernardi, Alessandro Bulgini, Antonello Bulgini, Federico Cavallini, Mariana Ferratto, Silvia Giambrone, Claudio Martinez, Chiara Mu, Matteo Saccomani, Fabio Scacchioli, Valio Tchenkov, Chiara Tommasi.

1:1 projects
dal 7 al 19 febbraio
progetto: Accademia del tempo libero
Dodici incontri, dodici lezioni aperte, costruite attraverso un piccolo vocabolario di termini e temi che ricorrono nel nostro quotidiano. Ogni lezione è affidata a un relatore: participeranno su base volontaria e donando il proprio tempo, condividendo le proprie competenze e i propri interessi con il pubblico giornalisti, architetti, sociologi, artisti e curatori.

Opera Rebis
Dal 21 febbraio al 5 marzo
Progetto: STORMED
Accostando le sonorità atmosferiche di Netherworld alle forme pure e leggere di Eliana Heredia sospese all’interno di un monumentale spazio post-industriale, STORMED evoca lo stato d’instabilità ma anche la fascinazione prodotti dall‘incapacità di prevedere, controllare, misurare, quantificare il dato naturale.


TUNNEL

Pietro Gaglianò
dal 10 al 15 gennaio
progetto: The Wall (archives)
Il progetto consiste nella creazione di un archivio compilato attraverso i contributi formali o teorici di artisti, curatori, professionisti di diverse discipline sul concetto di muro, inteso nella sua declinazione geopolitica, sociale, morale. L’archivio si muove di città in città ampliandosi col lavoro degli artisti incontrati nel percorso.
Alla fine della mostra nel tunnel l’archivio resterà aperto e consultabile in uno degli altri spazi di Reload. Durante i due mesi del progetto il curatore incontrerà gli artisti di Roma e li inviterà ad aggiungere propri file all’archivio.

Ilaria Gianni
dal 17 al 22 gennaio
progetto: Curator's Table / Il tavolo del curatore
Curator's Table intende mettere in mostra la fase di ricerca curatoriale. Se solitamente viene esposto il lavoro dell’artista e discusso il processo che risiede dietro lo sviluppo di un opera d’arte, Curator’s Table presenta le fasi di sviluppo inerenti l’idea del curatore, frutto di un percorso continuo e costante.

Micol Di Veroli
dal 24 al 29 gennaio
progetto: Souvenir d’hôpital
Con questa nuova opera video Luana Perilli torna a rafforzare la sua indagine sulla consistenza dei luoghi e degli oggetti, riorganizzando le strutture percettive dello spettatore che si trova così ad assistere ad una sequenza spartana e straniante la quale si trasforma in dramma puro poiché scevra da qualsiasi componente drammatica.

Cecilia Casorati e Cecilia Canziani
dal 31 gennaio al 5 febbraio
progetto: On Curating
Le opere d’arte – non siamo primi a dirlo – non rispondono ad alcuna domanda, ma dietro ogni mostra c’è sempre una domanda. On Curating è una specie di backstage; l’ascolto di ciò che, presumibilmente, accade prima che le domande diventino visibili e visitabili.

Gianluca Brogna
dal 7 al 12 febbraio
progetto: Corpus
Metamorfosi dei significati e alterazione dei significati, Corpus è un'indagine sulla percezione e sulla trasfigurazione compiuta dagli artisti Maria Milano e Alessandro Rosa. Materia in mutamento come elemento di riflessione sull'alterazione delle pratiche di persistenza.

Alessandro Facente
dal 14 al 19 febbraio
progetto: In the long tunnel we are all alive
Un focolaio culturale a sostegno di un luogo non deputato che sceglie la cultura come profitto alternativo. Alessandra Rosini (1979), Mitzi Pederson (1976), Gianni Politi (1986) e Tom Pnini (1981) compongono un’idea curatoriale che mira a sostenere la produzione italiana confrontandola con quella straniera, dove la suggestione reciproca sta alla base di un dialogo necessario che dimostri permeabilità e contaminazione promiscua.

Emilia Giorgi
dal 21 al 26 febbraio
progetto: Riti Planetari
2A+P/A e Salottobuono trasformano il tunnel espositivo in una caleidoscopica narrazione urbana. Edifici monumentali e architetture parassite, spazi millenari e strutture temporanee si offrono come palcoscenici per riti e cerimonie sconosciute.

Angel Moya Garcia
dal 28 febbraio al 5 marzo
progetto: Il principio di realtà
Un intervento spaziale di Enrico Vezzi. Una ricerca sulla identità e la traccia di un tentativo di relazione confluiscono attraverso la divisione visiva dello spazio esattamente a metà, sollevando l’urgenza di riformulare la concettualizzazione della soggettività ed evidenziando le caratteristiche fisiche e mentali del luogo e anche di questo momento storico, diviso tra il rinnovamento e la conservazione.


PERFORM

Myriam Laplante
17 gennaio
opera: Terapia
Una terapia di gruppo psichedelica-supportiva di tipo cognitivo-comportamentale adatta per il trattamento di molti tipi di disturbi psicologici e psichiatrici in particolare nella gestione dei disturbi d'ansia e dell'umore, ed altre forme sindromiche innescate da questo mondo di merda. I suoi tassi di efficacia, a livello di riduzione sintomatologica in diverse forme psicopatologiche, sono, in teoria, valutati come buoni.

Muta Imago
31 gennaio
opera: ReTour
L’impressione di un movimento continuo, moltiplicato, numeroso: il suo scintillio, la sua delicatezza armonica. Una quantità in(de)finita di figure attraversa uno spazio finito, un taglio di spazio, un’inquadratura.

Stefano Taiuti
14 febbraio
opera: T’amo, pio bove?
Primo approccio alla solitudine.
In forma di mobile tableau vivant una visione si innesta negli spazi, giocando con i limiti e le profondità architettoniche.

Gianni Piacentini
28 febbraio
opera: : Partita bianca (incontro ineguale di calcio)
Una partita notturna per giocatori tutti con la stessa muta bianca senza numero. Un incontro di calcio inatteso.
Due squadre si affrontano in un incontro di calcio ridotto, indoor e fuori campionato, come un sogno notturno,
con i giocatori vestiti in bianco per una performance/manifestazione di sport collettivo in cui il singolo giocatore
viene individuato in gioco in quanto persona uguale a tutte le altre.

Gli spazi indipendenti
21 gennaio ore 17.00
Tavola rotonda sulle potenzialità degli spazi no-profit in Italia. Momento di lavoro collettivo per portare
all’attenzione problematiche critiche, buone pratiche e soluzioni per sostenere gli spazi indipendenti come anello
di congiunzione fondamentale fra le realtà museali e quelle commerciali in un momento in cui a Roma si sta
registrando una forte crisi. Analizzeranno la situazione esponenti delle istituzioni, del mondo del collezionismo
privato, e della galassia no-profit.

L’uso temporaneo di spazi
25 febbraio ore 18.00
Tavola rotonda sulle potenzialità culturali, economiche e di ricaduta sul territorio di una pratica come l’utilizzo a
fini culturali di spazi temporaneamente vuoti. A parlarne, proponendo ipotesi percorribili di sviluppo del prototipo
proposto da Reload, saranno rappresentanti delle istituzioni, del mondo della cultura e dell’imprenditoria privata.

Pechè donare all'arte?

Esiste un neologismo fra il popolo della rete e dei social-network: il verbo "bannare". Quando si trova scritto "mi hanno bannato questo link... piuttosto che questo post", significa che l'oggetto in questione è stato cancellato. Da chi? spesso nessuno lo sa. Una vera e propria censura! La notte scorsa avevo "condiviso" (altro termine in voga su Facebook) un link sul mio profilo di Fb. Questa mattina non esiste più la possibilità di visualizzarlo... Ho fatto quindi una ricerca e dopo vari tentativi ho ritrovato il testo originale che nel frattempo era stato copiato su diversi blog... eccolo qui per voi, merita essere letto!


Pechè donare all'arte?

Investire nella cultura è un modo per partecipare attivamente nella società, infatti lo Stato Italiano incentiva queste iniziative con la deducibilità di queste erogazioni in denaro verso enti culturali sia pubblici che privati.

Da Tafter.it ecco il testo dettagliato

"La cultura delle erogazioni liberali

Il 31 gennaio 2011 è l’ultimo giorno messo a disposizione dal MiBAC per quanti vogliano dichiarare le erogazioni liberali effettuate nell’anno 2010 a favore della cultura. All’interno della categoria “erogatori”, troviamo due tipologie di soggetti, entrambi regolati dal Testo Unico delle Imposte sul Reddito (D.P.R. 917/1986): le persone fisiche e/o gli enti non commerciali e le imprese. Per i primi, ai sensi dell’art.15 lettera h), è prevista una defiscalizzazione dell’imposta lorda pari al 19% delle erogazioni liberali in denaro sostenute dal contribuente a favore di attività intese a promuovere iniziative in campo artistico e culturale. In tal caso, l’erogatore dovrà, inoltre, stipulare una convenzione in forma scritta (se il beneficiario dell’erogazione è un ente pubblico) o accordo corredato di tutte le specifiche necessarie se si tratta di erogazione diretta ad una persona giuridica privata senza scopo di lucro. Particolare interesse riveste la seconda categoria di erogatori, le imprese, alle quali spetta la “totale deducibilità delle erogazioni liberali in denaro da parte di soggetti titolari di reddito di impresa a favore dello Stato, delle regioni, degli enti locali territoriali, di enti o istituzioni pubbliche, di fondazioni e di associazioni legalmente riconosciute, per lo svolgimento dei loro compiti istituzionali e per la realizzazione di programmi nei settori dei beni culturali e dello spettacolo”.
Il recente D.M. del 19 novembre 2010, che modifica il precedente D.M. 3 ottobre 2002 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha in parte semplificato gli obblighi di comunicazione degli erogatori e dei beneficiari, i quali sono chiamati a dichiarare le erogazioni elargite e ricevute rispettivamente al sistema informativo dell’Agenzia delle Entrate del Ministero dell’Economia e delle Finanze (per via telematica) e al Ministero per i Beni e le Attività Culturali entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento. Quest’ultimo è tenuto a comunicare entro il 31 marzo l’elenco dei soggetti erogatori e l’ammontare delle erogazioni liberali effettuate.
Per quanto concerne i dati relativi all’anno 2009, il cui importo complessivo delle erogazioni liberali ha totalizzato una quota pari a Euro 51.993.701,47, si è registrato un leggero decremento dei contributi delle imprese a favore della cultura e dello spettacolo rispetto all’anno precedente, con particolare preferenza per quest’ultimo rispetto al settore culturale (56% dell’ammontare complessivo delle erogazioni a fronte del 44%). In particolare, le regioni che hanno maggiormente beneficiato delle erogazioni sono state Lombardia (Euro 10.571.862,25), seguita dal Lazio (Euro 4.386.767,00), dall’Emilia Romagna (Euro 3.125.284,81) e dalla Campania (3.109.847,89). Segue, infine, il Veneto, che ha ricevuto Euro 2.961.424,74.
Passando in rassegna l’elenco dei soggetti beneficiari riportati dalla circolare del MiBAC, si evidenzia la presenza di numerose istituzioni culturali prestigiose, come la Fondazione del Teatro alla Scala, che nel 2009 ha beneficiato di € 5.720.000,00, assieme alla Fondazione Teatro Di San Carlo, con un importo di € 2.072.447,55, a cui fanno seguito: la Fondazione Accademia Nazionale Di Santa Cecilia con € 2.055.000,00, la Fondazione Sorgente Group-Istituzione per l’Arte e la Cultura con € 2.000.000,00, la Fondazione Giorgio Cini Onlus con € 1.000.000,00, la Fondazione Sorrento con € 968.620,00.
Se si fa riferimento, invece, ai soggetti erogatori, troviamo aziende quali Intesa San Paolo Spa, Sorgente Sgr Spa, Enel Spa, Banca Popolare Di Milano, Mapei Spa, A2a Spa, Iride Spa, Fondazione Cassa Di Risparmio Di Bologna, Assicurazioni Generali Spa, Banca Nazionale del Lavoro Spa, anche se, come si precisa nel documento, “non manca il contributo d’imprese più piccole anche a favore delle fondazioni e delle associazioni meno note”.
Quest’ultimo passaggio rappresenta forse il punto chiave della questione delle erogazioni liberali a favore della cultura in Italia, ovvero, i più cospicui contributi delle imprese per il settore culturale vanno alle istituzioni più importanti, a quelle che, in altri termini, garantiscono apparentemente un ritorno di immagine. Affinché i contributi vengano elargiti in modo più equilibrato, realizzando l’obiettivo comune di “investire nella crescita economico-sociale del Paese”, va da sé che l’investimento maggiore andrebbe fatto nell’educare alla “cultura delle erogazioni”, come sembra suggerire timidamente la proposta di Emma Mercegaglia di alzare dal 19% attuale al 30% l’aliquota da applicare alla detrazione fiscale, in modo tale che il mecenatismo diventi finalmente una pratica diffusa anche in Italia e non sempre e solo un modello estero da importare.

Riferimenti:
www.beniculturali.it"

Scusate il ritardo... "Baghe & Brighe nell'arte contemporanea" di Gianfranco Schialvino

Si, scusate il ritardo... Scusate il ritardo perché arrivo tardi nel passarvi questa informazione. A giugno scorso, mi è stato donato un piccolo volumetto dal titolo divertente: "Baghe & Brighe nell'arte contemporanea" di Gianfranco Schialvino edito per i tipi de "Corriere dell'Arte Edizioni" (http://www.corrieredellarte.it/chi%20siamo.htm ). Questo libro, purtroppo, è rimasto "posteggiato" nella mia libreria fino a qualche giorno fa, quando mi è di nuovo capitato fra le mani. In tutta sincerità non mi aveva, fino ad allora, "ispirato" la lettura... Mamma mia, quale stupido errore!!! Illuminante, forse non del tutto condivisibile il giudizio personale dell'autore su alcuni fatti dell'arte ma decisamente... feroce, divertente e scritto bene! Molto meglio di tanti altri libri scritti dai i grandi "nomi" dell'arte sorretti da editori importanti! Non so che tipo di distribuzione possa avere (ripeto a me è stato donato... ed essendo privo di codice ISBN penso sia difficile trovarlo in libreria, forse il mezzo più efficace ancora una volta è la rete,,,), ma se lo trovate in giro non lasciatevelo sfuggire. Metita.





Gianfranco Schialvino

Pittore e incisore, è nato a Pont Canavese nel 1948. Si laurea in Lettere Moderne all’Università di Torino con Massimo Mila. Nel 1997 inizia l’attività editoriale con la rivista SMENS. Tra le pubblicazioni: Francesco Tabusso. Sulle ali della realtà (Verso l’Arte, 2009); Baghe & Brighe (Corriere dell’Arte libri, 2008); Tratti & ritratti (Fògora, 2007); Eandi. Sogni e poesia (Bacchetta, 2007).

mercoledì 5 gennaio 2011

LA VILLE DANS LE MIROIR | La città nello specchio - Personale di Marco Longo a cura di Cristiana Pecile e Marzia Altaira Grazzini


Grande inizio dell'anno a Torino! LaContemporanea Studio|ArtGallery presenta Marco Longo. Una mostra assolutamente da vedere! 

LA VILLE DANS LE MIROIR | La città nello specchio
Personale di Marco Longo


Inaugurazione: 27 gennaio 2011 alle h.18,30
Location: LA CONTEMPORANEA – Studio|ArtGallery – ArteArchitetturaInteriorDesign
Via della Rocca,  36/b – 10123 Torino
Periodo: dal 27 gennaio al 19 marzo 2010
Orari: feriali 15.30 19.30; domenica e festivi su appuntamento
Ingresso: gratuito
Organizzazione:  La Contemporanea Studio Art Gallery – Torino
Con la collaborazione di MC2 Gallery Contemporary Art di Milano
Info: +39.011.0746769 – +39.335.6233779
info@lacontemporaneatorino.com

 OGGETTO:

Inizia il 2011 e LA CONTEMPORANEA Studio | Art Gallery si prepara ad inaugurare giovedì 27 Gennaio alle h.18;30  la prima esposizione del nuovo anno, dal titolo LA VILLE DANS LE MIROIR | La città nello specchio.
In onore della città che ospita la sua sede, questa  personale è dedicata all’ artista torinese Marco Longo, il quale ha sviluppato il proprio talento artistico nella capitale sabauda dov’ è cresciuto.
Si ritorna alla pittura in senso stretto e ai paesaggi urbani che già in passato hanno caratterizzato molte delle mostre organizzate, ancora una volta con l’intento di mantenere quel fil rouge che lega l’attività espositiva a quella principale di Studio di Architettura.


LA VILLE DANS LE MIROIR | La città nello specchio    
Personale di Marco Longo


LA VILLE DANS LE MIROIR conta 15 opere realizzate con colori ad olio su tavola , 15 dipinti in cui il torinese Marco Longo esprime attraverso il linguaggio pittorico il lirismo legato a immagini paesaggistiche che si fanno espressione di una sensibilità e di un talento degni di nota.
La produzione artistica di Longo celebra il fascino dell’ambiente urbano che si riflette con malinconica grazia in superfici d’acqua o nelle vetrate delle architetture stesse. Angoli di città simili a ritagli di riserbo, pozzanghere come scampoli di solitudine, quelli che ritrae sono scorci di natura che abbandona la forza dei suoi colori reali a favore di più discrete sfumature che abbracciano tutta la gamma dei grigi, senza tralasciare note di blu cobalto,i bruni e le tinte seppia.
Sono scenari che abdicano al ruolo di protagonisti per restituirci  una realtà “altra”, come in un gioco di specchi, in un’altalenarsi elegante e timido tra ciò che esiste e ciò che si osserva.
Il riflesso arriva vibrante come un’onda a sfiorare le nostre intime nostalgie, offrendoci il piacere languido di un mondo che sfuma la sua estetica e lascia ricostruire i suoi confini al nostro sguardo.
La precisione del gesto pittorico rende le immagini raffigurate di una perfezione quasi fotografica, al limite dell’iperrealismo, realizzando una sequenza romantica di alta precisione e delicato coinvolgimento oltre che tecnicamente apprezzabile anche dall’interlocutore meno preparato.

A completare l’esposizione l’installazione dell’artista Mihailo Beli Karanovic , unico elemento “umano” ad essere inserito in questa danza coreografica di paesaggi urbani, coerente con la tematica della mostra per il suo specchiarsi “contemporaneo” . Ferro, legno, stracci, carta a costituire l’anima di un “Narciso” dei nostri tempi, il cui riflettersi è un vano tentativo di immolare sull’altare eterno della Bellezza un’immagine destinata , come l’acqua stagnante nella portiera dell’auto, a morire di sè stessa.




A CURA DI: Cristiana PECILE (architetto, gallerista) - Marzia Altaira GRAZZINI (architetto, gallerista)

TESTI CRITICI:  Nicoletta PECILE – Cristiana PECILE

UFFICIO STAMPA: Nicoletta PECILE - tel. +39.011.0746769 +39.339.7496818 - n.pecile@lacontemporaneatorino.com

Le fiere di gennaio...

Nuovo anno... nuove situazioni... nuove realtà... mah,... sarà... con gennaio iniziano le fiere del 2011...

Iniziamo  dalla più piccola e provinciale, ma di gran gusto Fiera di Bergamo - BAF http://www.bergamoartefiera.com/ (dal 14 al 17). L'edizione dell'anno scorso ha attratto un buon numero di collezionisti e sembra anche siano stati chiusi dei buoni affari. Vediamo se replica anche quest'anno il successo ottenuto nel 2010, me lo auguro.

Nell'ultimo week-end del mese (dal 28 al 31), invece, a tenere banco sarà la 35a edizione di Arte Fiera Bologna http://www.artefiera.bolognafiere.it/ (scusate la nostalgia, lo so che da qualche anno si chiama Art Fist, a sottolineare il fatto che è la prima delle "Internazionali" che si tiene nell'arco dell'anno, ma a me piace continuare a chiamarla come una volta...). Molte le aspettative da questa Kermesse... vedremo se saranno confermate le tanto attese aspettative della più volte annunciata ripresa...
Non so se riuscirò ad andare a Bergamo... senz'altro una scappata a Bologna la farò. Sarà comunque mia premura darvi conto delle mie personali riflessioni.

martedì 4 gennaio 2011

"Achtung! Achtung!" a Roma, collettiva a cura di Micol Di Veroli e Barbara Collevecchio

Ci sono molti modi per non dimenticare... questo è un intelligente promemoria. Brave le curatrici, di tutto rispetto gli artisti. A Roma, da vedere e riflettere.

Giovedì 13 gennaio 2011 alle ore 18:30 inaugura presso l’ Ex Gil di Roma (Largo Ascianghi 5) la mostra collettiva Achtung! Achtung!, evento di arte contemporanea, organizzato dalla Glocal Project Consulting a cura di Micol Di Veroli e Barbara Collevecchio.


Attraverso la carica creativa di 22 artisti sarà resa oggettiva la condivisione universale e sociale del dramma dell’Olocausto..

Sei milioni di ebrei. a questo impressionante 
numero si aggiungono i disabili, gli omosessuali, i soldati sovietici, gli oppositori politici, i Rom ed altre vittime innocenti. Sono numeri che descrivono volti, storie e sentimenti orribilmente calpestati dal sistematico sterminio compiuto dalla Germania nazista nel corso della seconda guerra mondiale. Olocausto e genocidio sono simboli dell'odio che potrebbero manifestarsi anche nella nostra pacifica realtà contemporanea. Per far si che tutto questo non accada, la Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah, lo sterminio del popolo ebraico e di tutte le vittime del nazionalsocialismo e del fascismo.

La memoria non è solamente il punto nevralgico del nostro tessuto emozionale, essa è altresì un indispensabile strumento di confronto storico e culturale, una piattaforma solida dove gettare le fondamenta della futura vita sociale, evitando il ripetersi degli errori del passato. Arte e memoria sono da sempre in stretto contatto fra loro, questo poiché il potenziale visivo delle pratiche creative rappresenta un mezzo di comunicazione assai più diretto del verbo e della parola scritta. La mostra Achtung! Achtung! permetterà al pubblico di ammirare le opere di artisti nazionali e internazionali ed avrà una fondamentale funzione didattica poichè sarà strutturata come una sorta di percorso emozionale attraverso momenti di alienazione, prigionia ed odio razziale per terminare in un'apertura verso la speranza di pace e la promessa di un mondo migliore, il tutto mediante la forza universale dell'arte.

Contenitore ideale di un futuro libero, pacifico e possibile è lo spazio Ex Gil di Luigi Moretti, una delle più importanti opere architettoniche moderne della capitale, nato come sede della Gioventù Italiana del Littorio ed oggetto di un recente restauro portato a termine dalla Regione Lazio che ha conservato lo splendore architettonico dell'edificio, tramutandolo in una sede aperta allo scambio culturale, artistico e sociale.




Titolo:
Achtung! Achtung!

Opening:
Giovedì 13 gennaio ore 18:30

Genere:
Mostra collettiva, arte contemporanea

Curatori:
Barbara Collevecchio, Micol Di Veroli

Artisti:
Andrea Aquilanti, Zaelia Bishop, Stefania Fabrizi, Davide Orlandi Dormino, Michelangelo Pistoletto, Fernanda Veron, Pietro Ruffo, Emanuele Napolitano & Francesco Petricca, Davide Sebastian, Daniele Jost, Edoardo Aruta, Matteo Basilè, Franko B., Andrei Molodkin, Claudia Zicari, Silvia Giambrone, Simone Cametti, Gaia Scaramella, Mauro Di Silvestre, Boaz Arad e Roxy in the box.

Periodo:
13 - 27 gennaio 2011

Location
Ex Gil - largo Ascianghi, 5 - Roma

Orari:
dal lunedì al sabato 10:00 – 19:30

Ufficio stampa contatti:
Carlotta Degl’Innocenti 
carlotta.deglinnocenti@virgilio.it
+ 39 328 181 46 68

Organizzazione:
Glocal Project Consulting
info@glocalproject.com

http://www.glocalproject.com/


Patrocini:


Regione Lazio
Comunità ebraica di Roma

Lisa Chi su Affaritaliani.it

Lisa Chi è una giovane artista bergamasca. L'ho conosciuta in occasione dell'ultima edizione del Premio Patrizia Barlettani (vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.com/2010/11/in-anteprima-il-testo-per-il-catalogo.html ), dove è rientrata a pieno merito fra i trenta finalisti. Sa dipingere e per uno come me, che ama la pittura è qualità non da poco. Ha contenuti e per uno come me, che ama l'arte è un'altra qualità fondamentale. 
Lisa ha rilasciato un'intervista ad Affaritaliani.it (http://affaritaliani.libero.it/coffeebreak/cool/lisa_chi_siamo_tutti_delle_bambole_vi_dipingo_da_facebook030111_1.html ) molto interessante... e proseguendo nella mia filosofia che bisogna dare visibilità all'arte in generale ma in maniera particolare ai giovani che hanno qualcosa da dire, mi sono permesso di "rubarla". Buona lettura...



La rappresentazione di sé su Facebook? E' arte...

ARTE CONTEMPORANEA E WEB/ Lisa Chi, bergamasca classe '84, "ruba" le foto dei profili su Facebook e le trasforma in ritratti, indagando la rappresentazione del sé sui social network. Nelle sue opere ci mostra come su Fb cambia l'approccio al corpo e all'apparenza. Ad Affaritaliani.it raccolta il suo viaggio tra i modelli di femminilità contemporanei all’interno della Rete: "L’obiettivo è offrire spunti di riflessione su ciò che ci si aspetta da una donna perché sia considerata tale...". L'INTERVISTA E LE IMMAGINI

Martedí 04.01.2011 10:44
di Maria Teresa Melodia
Arte che manipola, reinterpreta e riflette sull’estetica. Nascono così i dipinti pop di Lisa Chi, artista classe 1984, che indaga la rappresentazione del sé sui social network. Una personale ricerca su come dobbiamo essere e su come vorremmo essere, con particolare riferimento al corpo e all’apparenza. Lisa Chi, nome d’arte di Lisa Chiari, giovane ma determinata figlia dell’operosa  provincia bergamasca, diplomata alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, ha dato via a un  progetto denominato Pediofobia, termine che indica la paura delle bambole, frutto di un percorso tra i modelli di femminilità contemporanei all’interno della Rete. Primo passo:“rubare” gli scatti degli utenti di Facebook e crearne ritratti, sfacciatamente colorati e provocanti. “L’obiettivo, racconta, è quello di offrire spunti di riflessione su ciò che ci si aspetta da una donna perché sia considerata tale”.


IL NUOVO BUCO DELLA SERRATURA - “La prima fase della mia ricerca è vergognosamente voyeuristica: navigo sui social network tra le foto caricate in rete da amici o conoscenti virtuali cercando volti interessanti. In seguito contatto i proprietari e chiedo il permesso di utilizzare l’immagine per un dipinto”.
LA FOTO OK -  “Quello che mi attrae è la consapevolezza del corpo e del proprio spazio nel mondo”, specifica Lisa. L’immagine giusta deve esprimere una femminilità che fa riferimento a modelli alternativi, insomma non solo donne in carriera o donne-velina.
I VOLTI RITRATTI - Studentesse, giovani lavoratrici che si fotografano davanti allo specchio, performer burlesque come la sensuale Janet Fischietto e anche uomini che non temono di mostrare i propri lati femminili. Sono questi i protagonisti dei dipinti dell’artista che aggiunge: “Chi l’ha detto che la femminilità sia riservata alle donne?” Il file rouge in termini di caratteristiche è “la spiazzante ricerca della propria individualità. Forti e fragili, dolci e aggressive. Sono bambole che con tutta la loro forza affermano di esistere e di non essere più disposte ad una rigida catalogazione in schemi troppo ristretti”.
IN CERCA DI UN “LIKE” SU FACEBOOK - I social network sono centrali in quanto svolgono un ruolo di rilevo nell’affermazione individuale. “Tra le foto caricate su Facebook e su Myspace, spiega,  è possibile indagare ciò che riguarda l’ideale di bellezza: l’avatar che creiamo e che ci rappresenta on-line può anche essere distante dalla realtà del nostro aspetto estetico ma, essendo il frutto di una scelta personale, è sempre rivelatore della percezione che abbiamo di noi stessi, oppure del modo in cui vorremmo essere.
IMMAGINI DIKTAT – “Sono i modelli dettati dagli uomini, modelli che nel tempo abbiamo iniziato a credere che fossero anche i nostri. L’immagine e l’immaginario proposto soddisfa completamente  il senso della vista, che è il senso privilegiato nell’uomo. Nelle società matriarcali invece vengono privilegiati l’udito e il tatto e oggi questi sensi sono particolarmente trascurati”, puntualizza. Ma c’è una speranza: “Il concetto di femminilità sta mutando. Sembra ci sia ormai una saturazione nel comune immaginario, ribadisce Lisa Chi, forse, anche grazie ad internet si sta aprendo uno spazio in cui esibire la propria unicità attraverso l'imperfezione”.
ALLA SCOPERTA DELLE NUOVE BAMBOLE – “Personalmente trovo che le bambole siano personaggi assurdi, di una perfezione esasperata e irreale. Esattamente ciò che la società dei mass media ci chiede di diventare: icone, bambine fuori dal tempo sempre curate e ben vestite. Forse la pediofobia è più diffusa di quanto si pensi: c’è chi, come me, ha paura degli effetti sociali della continua esibizione di bambolone in tv e chi, invece, ha paura di una femminilità che ricerca e sperimenta nuovi modi di esprimersi. Si tratta di quelle che io definisco le “nuove” bambole. Quelle che decidono autonomamente quale abito e quale personalità indossare. La maturità sta anche nel considerare le fasi della vita come tutte equamente importanti e nell’amare, rispettare e ascoltare i cambiamenti del proprio corpo in ogni momento della vita”. In conclusione, “con il mio corpo vivo un rapporto amoroso un po’ altalenante ma anche nei momenti più difficili è pur sempre una storia d’amore!”, confessa l’artista.


‎"Non c'è nulla da dire: c'è solo da essere, c'è solo da vivere." (Piero Manzoni, 1960)



Piero Manzoni è stato per me pura rivelazione. Ma ovviamente non necessariamente lo deve essere per tutti. Ancora oggi la stragrande maggioranza delle persone ironizzano sull'opera di Manzoni... basti pensare al "rumore" che ne scaturisce ad ogni nuova aggiudicazione di un "fiato d'artista" o di una "merda d'artista"... 
Ero ancora studente quando rimasi completamente rapito dalla personalità di questo artista. Esistono centinaia di trattati sull’uomo e sull’opera Manzoni. Quindi queste mie poche righe non aggiungo altro a quanto già detto e scritto da personaggi ben più noti, preparati e colti del sottoscritto.
È solo mia necessità scrivere di cose e fatti che mi coinvolgono e Manzoni è una di esse.
In questi giorni mi è capitato di avere fra le mani un “corpo d’aria”, più noto come “Fiato d’Artista”. È stato emozionante! Incredibile come l’arte, in questo caso un palloncino “essiccato” incollato su una piccola tavoletta di legno, mi permetta ancora di emozionarmi. Dopo tanti anni di mercato, aste, fiere, libri, studi…
È nato così questo post e le riflessioni contenute in esso.
Oggi potrebbe essere quasi banale incrociare un artista come Piero Manzoni, proprio perché è già esistito.
Ma è ancora possibile un rinnovamento culturale come quello che mise in atto l’artista in questione?
La riflessione che voglio fare è proprio questa:
quanti dei giovani artisti oggi, sono in grado di mettere in atto una tale “rivoluzione”, di pensiero, gusto e ricerca, con addirittura tutti i mezzi a loro disposizione (comunicazione, tecnologia, media)? Cosa manca? Stimoli? Contesto socio-culturale? Energie? Non penso. I presupposti sono grosso modo gli stessi. Sono passati poco più di 50 anni ma il fervore, è lo stesso. I giovani, sono gli stessi. Forse manca solo un po’ di coraggio. Da parte di tutti. Noi “addetti” e loro “artisti”. Manca la curiosità. La voglia di dire la propria in maniera personale, intima. Lontano dall’inseguimento della sola notorietà o del solo apprezzamento.
Manzoni era un “folle”, un “menestrello” e un “genio”. Il manifesto vivente del concetto di bellezza dell’arte del xx secolo, intesa come bellezza intellettuale e non puramente estetica. Dove la rappresentazione non è solo descrizione della facoltà del vedere ma la capacità di percepire, sentire.
Quando “scoprii” Manzoni, poco più di trent’anni fa, ero combattuto: fra essere artista o studioso dell’arte. Ho scelto l’America. Sono diventato gallerista. Gallerista con ancora oggi la capacità di emozionarsi non solo davanti ad un assegno, ma soprattutto davanti alla grandezza dell’arte.
p.s. l’opera di Manzoni che ho avuto fra le mani appartiene ad un amico collezionista e non gliela ho venduta io… purtroppo!


Biografia di Piero Manzoni (da:http://www.pieromanzoni.org )

Piero Manzoni nasce il 13 luglio del 1933 a Soncino (Cremona). Cresce a Milano, trascorrendo le vacanze estive ad Albisola Marina, in Liguria, dove la famiglia frequenta Lucio Fontana, il fondatore dello Spazialismo.
Nel 1956 Manzoni debutta alla "IV Fiera mercato" del castello Sforzesco di Soncino. L'anno successivo partecipa alla mostra "Arte Nucleare", presso la galleria San Fedele di Milano: dipinge sagome antropomorfe e quadri conimpronte di oggetti. Realizza inoltre i primi Achromes (1957), grandi superfici bianche imbevute di colla e caolino (un'argilla bianca impiegata nella produzione della ceramica).
Nel 1958 espone insieme a Lucio Fontana e ad Enrico Baj. Inizia la collaborazione con Enrico Castellani e Agostino Bonalumi. Nel 1959 fonda la rivista "Azimuth" e la Galleria Azimut.
Lo stile di Manzoni diviene sempre più radicale. Supera la superficie del quadro e propone una serie di opere provocatorie, insofferenti nei confronti della tradizione:
  • le Linee tracciate su strisce di carta, arrotolate e chiuse in un tubo di cartone (la più lunga, creata ad Herning, in Danimarca, nel 1960, grazie al mecenatismo di Aage Damgaard, misura 7200 metri);
  • i Corpi d’aria e il Fiato d'artista (palloncini contenenti il fiato di Manzoni);
  • le Uova scultura, autenticate dalle impronte digitali dell'artista;
  • le Basi magiche, piedistalli sui quali chiunque può diventare un'opera d'arte;
  • nuovi Achromes, realizzati con i materiali più vari, dalla fibra di vetroai pani plastificati, alcuni rigorosamente bianchi, altri in colori fosforescenti.
Il 21 luglio del 1960, Piero Manzoni presenta alla Galleria Azimut di Milano una delle performance più famose: la Consumazione dell'arte dinamica del pubblico divorare l'arte. L'artista firma con l'impronta del pollice alcune uova sode che vengono consumate sul posto dal pubblico.
Nel 1961, alla Galleria La Tartaruga di Roma, Piero Manzoni firma per la prima volta degli esseri umani trasformandoli in Sculture viventi. Nello stesso anno pone in vendita le scatolette di Merda d'artista.
Nel 1962, Manzoni progetta con l'editore Jes Petersen la pubblicazione di un libro dalle pagine bianche: "Piero Manzoni. The Life and the Works".
Il 6 febbraio 1963, Manzoni muore improvvisamente di infarto a Milano, nel suo studio.


lunedì 3 gennaio 2011

A proposito di - "PANOPTICON" di Alice Olimpia Attanasio a cura di Emanuele Beluffi - ecco il testo...

Pubblico di seguito il testo "LA SPIRITUALITA’ SALVERA’ IL MONDO"di Emanuele Beluffi che accompagnerà la prossima mostra di Alice Olimpia Attanasio, della quale ne è anche curatore.
Confesso che la maggior parte dei testi che accompagnano le mostre personali di giovani artisti, spesso mi annoiano. Compreso i miei. Li trovo troppo omologati, ciclostilati e spesso banali.
Beh, non ne è certo questo, il caso. 
Colto e raffinato. Moderatamente sofisticato e carico di contenuto, questo scritto mi ha colpito. 
Mi piace molto l'analisi fatta dal Beluffi, all'autore di uno dei testi fondamentali della mia formazione, "La Grande Triade", di René Guenon, poi ritrattata per prendere una via inaspettata. 
Sempre con ammirata stima come già scritto in un post precedente (http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.com/2010/12/e-tempo-di-consuntivi-forse.html ).


LA SPIRITUALITA’ SALVERA’ IL MONDO_di Emanuele Beluffi


Innanzitutto perdonate il vezzo di citare e storpiare fin dal titolo il sommo scrittore russo (“La bellezza salverà il mondo”, Fedor Dostoevskij), ma vedrete quanta verità si nasconda dietro codesta licenza poetica. Lo confesso. Quel pomeriggio ai Giardini di Porta Venezia di Milano, mentre baluginavano gli ultimi chiarori dell’estate e i colori dell’autunno già improntavano 
di sè l’aere e la terra, dopo aver affrontato insieme a Olimpia (mi garba chiamarla così, per quel non so che di magniloquenza che sopravanza il più sbarazzino Alice) il retroterra concettuale della sua produzione artistica, il mio pensiero corse al discolo della filosofia chiamato René Guenon. L’impianto per dir così ideologico – nel senso della teoresi più pura, al di là delle civetterie politiche e sociologiche – dell’opera olimpica sembra infatti riflettere a tutta prima, facendole vibrare come ne fosse la replica isomorfica realizzata col linguaggio dell’arte visiva, le annotazioni affidate alle pagine di Simboli della Scienza Sacra, dove lo scrittore francese ci mette in allarme sulla décadence spirituale della modernità. E la produzione artistica di Alice Olimpia Attanasio risente parecchio di questo comun sentire, per il potenziale simbolico che la caratterizza in toto e per il “messaggio” – ma che termine inutilmente istituzionale – che questa artista giovane-giovane-ma-potente-come-un Caterpillar intende lanciare all’umanità dal chiuso del suo studiolo – “Houston, abbiamo un problema”.

Ma sulle affinità elettive che legano l’impianto concettuale dell’artista milanese alle teorie di René Guenon ho poi cambiato idea – del resto, non è saggezza popolare quella in base alla quale solo il cretino non cambia mai idea? Questo ritornar sui propri passi in corso d’opera si giustifica per il solo fatto che, sebbene le corrispondenze di pensosi sensi fra il monito guenoniano sulla riduzione della spiritualità a mero prodotto sociologico e il j’accuse di Olimpia sulla povertà spirituale della società moderna siano indubitabili, ciononostante il substrato dottrinario del filosofo francese resta solo come il terreno fertile su cui germoglia la personalissima visione di Alice Olimpia Attanasio, proclive a un universo di discorso più allargato e meno compromesso coi rimandi mistici ed esoterici: una visione apparentemente più scanzonata, in verità più drammatica e soprattutto più duttile. Parliamoci chiaro, infatti: Guenon ci indottrina su una presunta Tradizione segreta, ancestrale e universale, all’origine di tutte le religioni, ma noi gli replichiamo affermando che all’origine di tutto c’era l’uomo delle caverne, che non disponeva di alcuna Tradizione segreta che non fosse la sua clava.

Anche Olimpia è una sorta di “profetessa” e affida al suo linguaggio, il linguaggio artistico, la trasmissione di una verità indubitabile e supercontemporanea: il materialismo ha conculcato e offeso quell’afflato spirituale che è un’esigenza metafisica intrinseca all’essere umano e per questo motivo, per la mancanza di indirizzi culturali e vitali, per la morte del pensiero forte e il trionfo del pensiero debole che-non-è-ancora-morto e anzi si è ripresentato oggi più vivo che mai sotto le mentite spoglie dell’involuzione cognitiva del multitasking, per questi e altri motovi la società odierna va in malora. Non lo dico io soltanto – anche se l’affondo contro la succitata ignoranza cognitiva dell’era digitale è mio e soltanto mio, vox clamans in deserto. Lo dicono decenni e decenni di riflessioni condotte in seno all’antropologia culturale, lo dice il buon senso comune e lo riafferma Alice Olimpia Attanasio: l’attuale stato di cose è mentalmente e socialmente drammatico, urge una rivoluzione di tipo spirituale.

Ma niente paura: Olimpia non è Madame Blavatsky e non ha intenzione di fondare alcuna Società Teosofica, perchè lei è decisamente più pragmatica e forse anche più battagliera.

Eppure, eppure, dalle sue mani, da quelle mani che realizzano fisicamente l’espressione del suo pensiero, prende forma un’idea di riscatto, l’esigenza di un rinnovamento spirituale che riguarda ciascuno di noi e conseguentemente la società nel suo complesso. E trova sorprendenti analogie nella profezia di un lontano studente di Teologia che, poco più che ventenne, nel 1968 preconizzò la presente situazione mondiale, nei suoi risvolti negativi dell’involuzione spirituale ma anche nelle sue conseguenze positive rappresentate dalle sacche di resistenza allo stato di cose.

Lo sappiamo bene. La società attuale sta assistendo al combinato disposto di due fenomeni d’ordine epocale: il galoppante processo di secolarizzazione e l’avanzata della religione ad usum belli. Un processo che, almeno per quanto riguarda la vecchia Europa, prende la forma della scristianizzazione in quella che oramai si può già definire società post-cristiana. Una secolarizzazione attuata in brevissimo lasso di tempo e mai finora realizzata in queste dimensioni, nemmeno durante la Rivoluzione Francese con i giacobini che mozzavano la testa ai preti (a Parigi ne fecero fuori quattrocento).

Del resto, sono notizie di questi giorni (e ciò valga solo come l’ultimo degli innumerevoli rimandi esplicativi offerti dalla cronanca internazionale) la strage di cristiani ad Alessandria d’Egitto, le azioni nefande perpetrate dai fondamentalisti islamici in Nigeria e l’appello del poco amato Papa Ratzinger ai governi affinchè difendano la libertà religiosa (che, certo, nella fattispecie viene ad essere la religione cristiana minacciata dagli ultràs del fondamentalismo islamico, insieme alla libertà politica minacciata dai mozzorecchi di Teheran).

In questo panorama improntato alla secolarizzazione del Continente e all’avanzata impetuosa della religione guerriera, Alice Olimpia Attanasio denuncia il vuoto etico della moderna società secolare invitando l’osservatore, assertore od oppositore rispetto al suo messaggio, a riaccostarsi a una forma di spiritualità – quale che essa sia – come unico metodo da seguire per la salvazione di un’etica universale, prendendo come punto di riferimento non una religione particolare, ma la religiosità come attitudine e motore etico del mondo.

Ma la fedeltà al presente di Alice Olimpia Attanasio – e l’esser presenti al presente è forse la caratteristica principe della contemporaneità di un’opera d’arte – non si riflette nel qui e ora di una situazione già in atto, ma sorprendentemente anche nelle parole esplosive di un testo redatto quarantadue anni fa da un giovane studente di Teologia (pensate, si trattava semplicemente della sua tesi di laurea), quell’Harvey Cox, ora noto teologo americano, che in La società secolare preconizzò l’affermarsi di una società totalmente despiritualizzata in un contesto culturale destinato a un’inarrestabile secolarizzazione. La società moderna sarebbe andata incontro a un impoverimento etico generalizzato, non a causa del marxismo imperante ma semplicemente per consunzione propria. Una profezia in parte avverata e in parte contraddetta: perchè, se è vero che il materialismo e il noto pensiero debole, unitamente alla gaia levità del consumismo e del capitalismo da accattoni che impronta di sè il panorama mondiale, rendono lapalissiana la miseria della condizione umana, cionondimeno permane tuttora forte l’esigenza di un risveglio spirituale, massimamente incarnato in alcune sacche di resistenza appartenenti alla nuova generazione che tende ad accostarsi a quella spiritualità irrisa dagli epigoni, sorprendendo le profezie di padri e cattivi maestri.

La mancanza di un’etica universale, che ciascuno di noi può riacquistare piegandosi dentro la propria anima e mettendo in atto il lavoro più difficile che consiste nel conoscere se stessi, è l’altra piega rispetto all’assenza di spiritualità: senza l’una, non v’è l’altra. Una riflessione che impronta di sè anche la nostra fede e le convinzioni di noi, liberali occidentali che con Benedetto Croce non possiamo non dirci cristiani. Una – amara – constatazione che fa dire a Olimpia che sì, Gesù fu il più grande filosofo di tutti i tempi (in questo si trova in buona compagnia, lo disse anche George W. Bush!), ma la secolarizzazione l’ha reso anche il miglior businessman, visti gli addentellati consumistici relativi alla moderna vendita di ninnoli religiosi legati alle devozioni moderne.

Alice Olimpia Attanasio intende con la propria opera dare forma a un cammino spirituale progressivo, sintetizzato dalla suddivisione a tappe, o stazioni, che definiscono l’ordinamento stesso di questa mostra, tributandone il senso custodito fin nel titolo. Panopticon, l’occhio che tutto scruta. C’è tutta Alice Olimpia Attanasio, qui: carte, installazioni, sculture, un video. Ogni sala espositiva è la parola di un discorso che si riverbera nella globalità della mostra stessa. Ogni sala espositiva è un verbo, il frammento di un discorso che fornisce il senso globale della mostra, un percorso a tappe obbligate in cui ogni espressione artistica rappresenta un viatico alla meta. Panopticon, un colpo d’occhio preliminare sul mondo là fuori, l’afflato di una rivoluzione spirituale cadenzata dai riti di passaggio che conducono alla rivelazione finale. Una rivelazione con la “r” minuscola, perchè scevra da qualsivoglia condizionamento fideistico: in certo senso, ogni forma di spiritualità è la strada positiva che conduce all’armonia universale. Per questo motivo l’artista milanese fugge dal pericolo pressante rappresentato dal sincretismo, lo shopping della spiritualità un tanto al chilo, prendendo invece come punto di riferimento l’aspirazione innata in ciascuno di noi a trovare la sua propria “religione”, accompagnandolo nella ricerca di una spiritualità personale.
Solo la spiritualità può fondare l’etica, solo un’etica spirituale può salvare il mondo
.

sabato 1 gennaio 2011

Di "Viaggio sentimentale nell'Italia dei desideri" e altre "Sgarberie"...

Ho appena concluso la lettura de "Viaggio sentimentale nell'Italia dei desideri", l'ultima fatica letteraria si Sgarbi.
L'ennesima guida turistica. Lettura comunque piacevole e scorrevole, caratterizzata dall'inconfondibile stile "sgarbiano".
Sarà campanilismo il mio, ma particolarmente condivisibile il capitolo dedicato ai "Bagni Misteriosi" di Giorgio De Chirico nei giardini della Triennale. 
Libro da farsi imprestare... da leggere a perdi tempo e restituire.

Sempre in aria "sgarbiana", parecchio singolare la notizia trapelata, nei giorni scorsi, della proposta fatta dal Sindaco di Salemi a Morgan (al secolo Marco Castoldi). Sarebbe stata offerta all'ex Bluvertigo la carica di Assessore con deleghe ai Diritti Umani, alla Creatività, alle Visioni e all’Ebbrezza presso il comune Siciliano (http://www.nonmidire.it/articolo/morgan-assessore-salemi-accetta-l-invito-di-vittorio-sgarbi/13567/ )... mah...

Infine, per iniziare nel migliore dei modi l'anno e condire il tutto con un po' di sana polemica, rimanendo sempre in argomento "Vittorio Nazional-Popolare" ho fatto un giro sulla sua pagina web (http://www.vittoriosgarbi.it/site/ita/home.php ). Tutto bello, tutto efficiente tutto... ma cosa vedo? nella sezione libri, sotto ogni presentazione di ogni singolo volume c'è il tatso: "aggiungi al carrello"? Mamma mia che caduta di stile...!

p.s. Sgarbi, nonostante le innumerevoli "cadute", rimane per me, uno dei personaggi più efficaci del nostro "sistema arte". Uno dei pochi che ogni tanto riesce a fare parlare i Media dello stato vegetativo in cui versiamo.
Questo né è un esempio: 


"Il successo" (di un artista)... Buon 2011...

Ci sono alcune cose che il successo non è. Non è fama, non è denaro o potere. Il successo è svegliarsi la mattina talmente eccitato per quello che devi fare che non vedi l'ora di uscire di casa. E' lavorare con gente che la pensa come te. Il successo è avere un contatto con il mondo e dare emozioni agli altri. E' riuscire a trovare un modo per unire persone che non hanno nulla in comune se non un sogno. E andare a dormire la sera sapendo che hai dato il meglio di te. Il successo è gioia, e libertà, e amicizia. Il successo è amore!

Da "Fame"